Risarcimenti sospensioni dal lavoro

Sanitari, Insegnanti, Lavoratori: secondo la corte costituzionale è “giusto” che siano rimasti a casa senza stipendio ed assegno alimentare

Mentre il governo sta tentando di mettere, con colpevole ritardo, una spruzzata di cipria sulla segregazione degli anziani in RSA e lungodegenti in Ospedale, anticipando di una manciata di giorni, rispetto al 31 dicembre prossimo, la data di scadenza dell’odioso obbligo del green pass da vaccinazione, si sta perpetrando, nel silenzio quasi generale, un altro inammissibile scempio, ovverosia la legittimazione, da parte della Consulta della (illegittima) sospensione dal lavoro per i non vaccinati, senza alcun emolumento, nemmeno di tipo alimentare.

Si tratta, come ribadito più volte, di un ingiustificato attacco, da parte dei giudici costituzionali, a diritti fondamentali: (diritto al lavoro) e diritti esistenziali (diritto di vivere con i frutti del proprio lavoro).

In buona sostanza ci viene detto che la nostra repubblica è, sì, fondata sul lavoro, a patto, però, che ci si adegui ai diktat dei poteri forti, altrimenti, senza troppi fronzoli, si può anche morire di fame, assieme ai propri famigliari.

Se questo è lo scenario reale a cui siamo di fronte, occorre chiedersi quale atteggiamento debbano assumere, allora, tutti coloro che, giustamente, speravano, in un’azione di risarcimento da esperire nei confronti del datore di lavoro, relativamente agli stipendi non percepiti durante il periodo di sospensione, quantomeno per la relativa parte alimentare.

Noi riteniamo che sia doveroso ed in alcun modo temerario, notificare al datore di lavoro una diffida di risarcimento, avente ad oggetto gli emolumenti non percepiti.

Tutto ciò al fine di evitare prescrizioni o rinunce implicite ai propri sacrosanti diritti, a fronte della cui evidente lesione, i maggiori sindacati nazionali, perfettamente allineati, si sono dimostrati, e si dimostrano ancora, del tutto silenti.

È la dovuta rivendicazione di un diritto fondamentale: il diritto di poter vivere, come detto, dei frutti del proprio lavoro al cospetto di una imposizione, la vaccinazione, di fatto rivelatasi poggiante su basi scientifiche e statistiche del tutto discutibili.

La corte costituzionale può sentenziare evidentemente, come meglio le aggrada, anche errando platealmente, ma non può impedire che i cittadini, opponendo una legittima resistenza, rivendichino con forza, comunque, il rispetto dei propri diritti.

Nei prossimi giorni pubblicheremo, quindi, un modello di diffida per il risarcimento degli stipendi pregressi che gli iscritti al Sindacato d’Azione potranno utilizzare al fine di richiedere quanto ad essi dovuto.

Una volta notificata tale diffida ed avuto contezza delle motivazioni della sentenza della corte costituzionale, non ancora pubblicate, si delineerà la miglior strategia complessiva da adottare a tutela dei diritti degli iscritti.

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