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SOS MEDICO VISITE DOMICILIARI

RIFIUTO DI VISITE DOMICILIARI CAUSA COVID O MANCATA VACCINAZIONE

Tanti medici, la stragrande maggioranza, si è impegnata e si sta impegnando con grande serietà ed abnegazione nella cura dei propri assistiti.

Giungono, però, segnalazioni al Sindacato d’Azione di alcuni casi in cui, ancora oggi, viene rifiutata la visita domiciliare a causa Covid, oppure, ancor peggio, in considerazione della mancata vaccinazione.

Si tratta di situazioni deprecabili a cui occorre porre rimedio.

Chi desiderasse segnalare casi di questo tipo può scrive:

sosmedico@sindacatoazione.it

solo per segnalare il rifiuto della visita domiciliare causa covid o mancata vaccinazione

Sarà premura del Sindacato d’Azione valutare attentamente da un punto di vista legale tali situazioni.

Invia una Email di protesta alla Corte Costituzionale

A fronte della sentenza della Corte Costituzionale, anticipata attraverso comunicato stampa pubblicato inopinatamente sul sito della medesima il giorno primo dicembre 2022, apparendo tale sentenza fortemente lesiva dei diritti esistenziali delle persone soggette all’obbligo vaccinale e sospese dal lavoro, puoi se lo ritieni, inviare una mail di ferma protesta alla Corte.

Il Testo della email è il seguente


Eccellentissima Corte,

Eccellentissimi Giudici

il/la sottoscritto/a Cittadino/a della Repubblica Italiana,

appreso in via del tutto irrituale, mediante comunicato stampa, pubblicato il giorno primo dicembre 2022, sul sito internet di questa Corte, dell’esito dell’emananda sentenza avente ad oggetto l’obbligo vaccinale, non può che rilevare, con estremo rammarico, quanto segue:

– in primis, denuncia come l’anticipazione dell’esito del provvedimento, ancora da depositare, al momento della diffusione del comunicato stampa, realizza la fattispecie di “anticipazione di sentenza” che, in altri gradi di giudizio, falcidierebbe irrimediabilmente l’emanando provvedimento, con conseguente responsabilità dell’organo giudicante;

– successivamente, nel merito di quanto dato apprendere dall’ufficio stampa della Corte, il contenuto della depositanda sentenza, fa incomprensibilmente sacrificio dei diritti fondamentali ed inviolabili del cittadino, riconosciuti dagli articoli 1, 2, 3 e 4 della nostra Carta fondamentale.

Del tutto non condivisibile è la conclusione, inoltre, a tenore della quale i singoli soggetti possono essere sospesi dal lavoro senza riconoscimento dell’assegno alimentare.

Tale ultima affermazione lede profondamente i diritti fondamentali ed esistenziali della persona umana riconosciuti a livello internazionale, a cui presidio e servizio deve essere posta l’attività di questa eccellentissima Corte.

Tanto premesso il/la sottoscritto/a Cittadino/a della Repubblica Italiana, in ossequio a quanto previsto dall’art. 54 della Costituzione avanza con la presente la propria ferma e risoluta protesta presso Codesta Ill.ma Corte, preannunciando l’adozione di ogni più opportuna e legittima iniziativa che il nostro Ordinamento appresta e riconosce, avverso l’emanando provvedimento, i cui effetti inevitabilmente si riverbereranno negativamente sulla situazione esistenziale degli individui.

Con deferenza


PER INVIARE AUTOMATICAMENTE LA MAIL PUOI CLICCARE IL LINK QUA SOTTO

LINK INVIO EMAIL ALLA CORTE COSTITUZIONALE

Se non dovesse partire automaticamente la mail, puoi copiare il testo ed inviarlo a info@cortecostituzionale.it


Avvertenza: l’invio della email alla Corte, per chi decide di farlo, costituisce legittimo esercizio del dover di resistenza, conseguente al dovere di fedeltà alla Repubblica da parte di ciascun cittadino, previsto dall’articolo 54 della nostra Costituzione, avendo assoluta cura di evitare frasi oltraggiose.

Il comunicato stampa della Corte Costituzionale rende illegittima la sentenza?

Anomala anticipazione mediatica della decisione.

E’ pur vero che in un’era caratterizzata dalla comunicazione di massa, la cui finalità, appunto, è condizionare la “massa”, ovverosia noi, può, entro determinati limiti, essere tollerabile che anche alcuni massimi organi istituzionali possano ricorrere a modalità di comunicazione non usuali.

Tutto ciò diventa, però, inaccettabile quando nell’esercizio del cuore delle proprie funzioni, vengano utilizzati strumenti del tutto irrituali, se non anco illegittimi, di comunicazione delle proprie decisioni.

E’ il caso della recente sentenza dalla Corte Costituzionale avente ad oggetto l’obbligo vaccinale: il relativo contenuto è stata diffuso in modo anticipato, rispetto al perfezionamento del procedimento di adozione di essa, mediante un semplice comunicato stampa, privo di qualsiasi rilevanza giuridica.

L’anticipazione di sentenza è una figura giuridica ben conosciuta dai processualisti: si tratta di una grave violazione commessa da parte del giudice che ha come conseguenza l’invalidità del successivo provvedimento decisorio emesso.

Il giudice è terzo rispetto alle Parti, così come lo è necessariamente ed a maggior ragione anche la Corte Costituzionale, ed anticipare il contenuto della sentenza comporta una grave violazione a questo basilare principio che regge tutto il nostro sistema processualistico.

Il nuovo modus procedendi, che a quanto pare i nostri massimi giudici vorrebbero ora inaugurare, va fermamente rigettato: esso, oltre a violare il principio di terzietà sopra evidenziato, mostra chiaramente il mancato rispetto istituzionale verso le Parti che hanno sottoposto i propri “quesiti” alla Corte.

Se tutto ciò è vero, occorre domandarsi, allora, quale effetto abbia da un punto di vista legale tale comunicato stampa; è presto detto: nessuno verso i terzi ed invalidante rispetto alla futura sentenza.

Fintanto che la sentenza non viene ritualmente emessa è da considerarsi inesistente ed una sua comunicazione mediatica anticipata può avere, come del resto avvenuto, effetti deflagranti nei confronti dei consociati.

Nello specifico, il comunicato stampa, fra le altre cose, asserisce che è perfettamente legittimo “lasciare a casa” dal lavoro insegnanti e sanitari senza la corresponsione di alcun assegno alimentare: l’ufficio stampa ci fa sapere, sua sponte, che tutti coloro che sono stati sospesi dal lavoro in quanto non adempienti all’obbligo vaccinale, in buona sostanza, possono morire di fame, loro ed i loro famigliari.

Semplicemente inaccettabile.

Domandiamoci: in quelle ore, in cui di fatto è stato anticipato il contenuto della sentenza, avevamo informazione dell’opinione “personale” dell’ufficio stampa? Del pensiero privato dei giudici della Corte?

L’assurdità di tale situazione è meglio capibile con questo esempio: se alla chiusura di una qualsiasi udienza civile, la Parte, a cui deve essere ritualmente notificato il dispositivo della sentenza, in attesa di esso, leggesse sul giornale il futuro contenuto della sentenza, farebbe un salto sulla sedia, attivandosi immediatamente per farne dichiarare l’illegittimità.

Inevitabilmente ciò segnerebbe la “morte” di quella sentenza, così come marcherebbe in modo indelebile la futura carriera dell’incauto magistrato.

Se tutto quanto appena esposto corrisponde a verità, ci dovremmo, allora, domandare: perché ciò che vale per i giudici normali dei Tribunali inferiori non deve, invece, valere per i giudici della Corte Costituzionale?

Ma, forse, la domanda, ancor più grave, che dovremmo noi tutti porci è la seguente: chi pone rimedio agli errori della Corte Costituzionale?

Forse occorre un “quarto grado” di giudizio?

Se sì, chi dovrebbe essere il Giudice in questo caso?

Attenzione: sanzione 100 euro occorre sempre rispondere

Nonostante la sospensione al 30 giugno 2023.

Come ormai noto, è stato approvato in Parlamento l’emendamento alla bozza di legge di bilancio avente ad oggetto la sospensione al 30 giugno 2023 delle “attività” relative ai procedimenti sanzionatori.

Le notizie che stanno circolando in rete appaiono non precise su un punto che riteniamo di assoluta importanza.

Tralasciando il fatto che l’emendamento dovrà avere la doppia approvazione dei due rami del Parlamento, sarà pienamente vigente solo alla definitiva approvazione della legge Finanziaria, cosa che avverrà, presumibilmente, gli ultimissimi giorni dell’anno.

Questo significa che potrebbero ancora essere notificati, in questi giorni, gli avvisi di avvio del procedimento, a cui occorre “rispondere” entro 10 giorni dalla ricezione.

Infatti, nell‘ipotesi in cui la sanzione non sia definitivamente abrogata con un futuro provvedimento legislativo, essendo essa attualmente solo sospesa, con lo spirare del 30 giugno 2023, i procedimenti riprenderebbero vita, con evidente penalizzazione di chi non ha risposto al citato avviso di avvio del procedimento.

Invitiamo, quindi, tutti coloro che in questi giorni avessero ancora a ricevere le comunicazioni di Agenzia Riscossione a voler prontamente rispondere nei 10 giorni successivi.

Questo, quantomeno, sino all’approvazione definitiva della disposizione, che, come detto, avverrà solo negli ultimi giorni di dicembre.

A tal fine può essere convenientemente utilizzato il seguente modello:

Sanzione 100 euro ed Obiezione di Coscienza

Il possibile utilizzo di cellule embrionali immortalizzate durante la preparazione dei vaccini apre le porte all’obiezione di coscienza

L’articolo 19 della Costituzione fa assurgere l’obiezione di coscienza a diritto garantito ai massimi livelli da parte del nostro ordinamento.

Fatta questa premessa, occorre verificare come questa fondamentale constatazione possa ritornare utile a tutti coloro che si sono visti recapitare l‘avviso di avvio del procedimento sanzionatorio relativo alla sanzione dei 100 euro che verrà irrogata agli over 50 non vaccinati, tenuto conto che attualmente il governo appare orientato, salvo sorprese, a non cancellare questa odiosa ed ingiusta disposizione.

Non è tanto la somma, che di per sé, forse, potrebbe apparire anche non eccessiva, quanto, piuttosto, il principio ad essa sotteso che non deve passare.

Infatti, esso andrà certamente a costituire un pericoloso precedente: se i cittadini non si adegueranno, in futuro, ad obblighi del tutto opinabili, financo ingiusti e pesantemente limitativi dei loro diritti fondamentali, potranno essere sanzionati, magari non con una “lieve ammenda”, quanto, invece, con misure ben più invasive rispetto ai loro diritti esistenziali.

Il possibile utilizzo di cellule embrionali immortalizzate durante la preparazione dei vaccini, può costituire un valido motivo al fine di opporre la propria obiezione di coscienza alla somministrazione, da eccepire con forza e chiarezza anche durante la procedura sanzionatoria e nella successiva fase processuale avanti il giudice di pace.

La più attenta dottrina costituzionalistica ha posto chiaramente in rilievo l’importanza di tale principio stabilendo che:

  • l’obiezione di coscienza, se sincera, non può subire limitazioni;
  • l’obiettore non può andare soggetto a sanzioni;
  • il giudice deve prendere atto di tale eccezione;
  • i casi di obiezione non sono solo quelli previsti dalla legge (ad esempio aborto) ma essi si estendono a tutte le prescrizioni che confliggono con la coscienza dell’individuo;
  • gli obblighi alternativi, rispetto a quello non adempiuto, non possono essere in alcun modo discriminatori o repressivi.

Se, quindi, il governo non “annullerà le multe” sarà gioco forza opporsi ad esse con ricorso al giudice di pace, tenendo presente che la recente sentenza della corte costituzionale non ha, evidentemente, avuto ad oggetto tale materia e che, quindi, su di essa non si estende il suo “giudicato”.

Ulteriori osservazioni sono state svolte con questo nostro precedente intervento:

Abbiamo, inoltre, già da tempo reso disponibili i modelli da spedire ad Agenzia riscossione ed Azienda Sanitaria locale a fronte del ricevimento dell’avviso di avvio della procedura sanzionatoria:

Il Diritto di resistenza

L’articolo 54 della Costituzione obbliga noi tutti alla fedeltà alla Repubblica, ma attenzione, non si tratta di una fedeltà purchessia: si tratta di una fedeltà ad una Repubblica che possa definirsi giusta.

Quando si verificano fatti gravi a mezzo dei quali l’assetto fondamentale sancito dagli articoli 1, 2 e 3 della Costituzione, viene sovvertito, ecco che allora l’art. 54 citato chiede ad ogni cittadino di adempiere al dovere di resistenza, a salvaguardia del nostro ordinamento, così come stabilito dai padri costituenti.

Oggi ci si potrebbe chiedere se sussistano i presupposti e quindi la necessità per l’attivazione di tale massimo presidio di salvaguardia.

È evidente che tale valutazione non possa che appartenere al singolo, la cui coscienza viene posta dall‘art. 19 della Costituzione quale imprescindibile elemento fondante l’ordinamento vigente.

La resistenza a cui alludiamo non è certo quella di tipo violento, ma quella, piuttosto che facendo appello alle risorse interiori dell’individuo, principalmente psichiche e spirituali, muove il medesimo verso tutte quelle iniziative di protesta civile tese all’affermazione dei propri diritti inviolabili di persona.

L’azione così concepita dei singoli e delle comunità non sarà solo indirizzata alla contestazione ma sarà anche volta alla costruzione del nuovo, nell’ottica di un inevitabile pluralismo sociale e ordinamentale.

Tali conclusioni non possono che apparire del tutto ovvie di fronte all’evidente fallimento del nostro sistema democratico e all’inefficacia dei presidi istituzionali posti a tutela di esso.

Inaccettabili le parole di FNOMCEO

“Confonde” i diritti soggettivi con gli interessi legittimi davanti alla Commissione Affari Costituzionali del Senato.

A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca“, come diceva un noto personaggio della politica italiana.

Quella frase a noi proprio non è piaciuta, pronunciata con “attenta e ricercata disinvoltura” dalla Federazione Nazionale Medici ed Odontoiatri, davanti alla Commissione Affari Costituzionali del Senato.

Non può essere un caso dovuto alla “poca dimestichezza” giuridica da parte degli estensori della relazione; i termini tecnici utilizzati non lasciano spazi a dubbi: si è voluto degradare il diritto soggettivo alla salute a mero interesse legittimo.

Ai più, forse, tale differenza potrà apparire di poco conto, ma da un punto di vista giuridico fra i due concetti vi è un abisso: il diritto soggettivo trova, o meglio, dovrebbe trovare, visto i tempi che corrono, piena tutela legale, mentre il mero interesse legittimo viene protetto dall’ordinamento in modo nettamente più debole.

Ma leggiamo il passo specifico della relazione:

Quindi il tema dell’obbligo attiene esclusivamente al legislatore che deve  valutare se l’interesse legittimo dell’individuo a determinare se  sottoporsi  o no alla vaccinazione sia o meno prevalente rispetto alla tutela della salute collettiva.

Non c’è che dire, non si può che rimanere esterefatti alla lettura di simili dichiarazioni.

Le cose, infatti, stanno in modo assolutamente diverso: il diritto alla salute, di cui all’art. 32 della costituzione, costituisce uno dei diritti soggettivi fondamentali previsti dal nostro ordinamento giuridico, e svilirlo a mero interesse legittimo, da parte di un organo qualificato quale è la Fnomceo, in una sede di massimo livello istituzionale, quale è la Commissione Affari Costituzionali del Senato, è del tutto inaccettabile.

Non solo si fa violenza di concetti basilari posti a salvaguardia dei diritti delle persone, ma si disvela, ancora una volta, il disegno complessivo di svuotamento dei diritti che va rigettato e combattuto con fermezza, facendo appello a tutte le armi legittime che l’ordinamento appresta.

Come ribadito altrove è di scottante attualità e di massima importanza il “dibattito” ora in corso presso la Corte Costituzionale, avente ad oggetto l’obbligo vaccinale, con su lo sfondo il possibile prevalere dell’interesse pubblico alla salute rispetto al diritto soggettivo degli individui: è di tutta ovvietà che se i diritti soggettivi (di serie A) sacrosanti dei cittadini vengono sviliti a meri interessi legittimi (di serie C), sarà estremamente facile smontare tutti i presidi costituzionali posti alla base di una libera esistenza dei cittadini, i quali altro non diventeranno che dei meri soggetti passivi i cui diritti funzioneranno a corrente alternata, a capriccio del “sovrano”.

Non vogliamo questo tipo di società, non vogliamo questa lettura, del resto illegittima, del nostro assetto istituzionale!

Chiediamo che ad ogni livello vengano rispettati i principi fondanti del nostro ordinamento!

La Corte Costituzionale non ha l’ultima parola

Il fenomeno giuridico non si esaurisce in essa.

Si sta avvicinando la data del 30 novembre, giorno in cui la Corte Costituzionale deciderà sulla legittimità delle sospensioni dal lavoro per inosservanza all’obbligo vaccinale.

Come abbiamo ricordato altrove si tratta di un momento importante, in quanto dai principi di diritto che esprimeranno i giudici dipenderà il futuro di nuove possibili restrizioni, che nulla avranno a che fare coi vaccini o tematiche sanitarie, ma che porranno in rilievo la supposta preminenza dell’interesse collettivo rispetto ai diritti fondamentali dell’individuo.

Diverse sono state le iniziative tese a sollecitare la Corte ad un corretto esercizio delle proprie funzioni, fra cui anche la nostra petizione notificata ieri; ma quel che qui preme sottolineare è che, in ogni caso, la Corte Costituzionale non ha affatto l’ultima parola: essa non esaurisce il fenomeno giuridico.

Questo è bene ribadirlo, sia a vantaggio di chi dispera a seguito di un possibile verdetto avverso da parte dei supremi giudici, e sia a monito dei fans dell’obbligo vaccinale.

Infatti, il fenomeno giuridico è ben altro: esso, come insegnato dai più valenti giuristi italiani, fra cui il Santi Romano, non si esaurisce nelle norme scritte, e nemmeno nella funzione giurisdizionale della magistratura.

Certo, il Parlamento che produce norme e la magistratura che emana sentenze, costituiscono autonomi poteri dello stato, ovverosia dell’ordinamento giuridico attualmente preminente fra i tanti possibili ed i tanti attualmente concorrenti, ma non esauriscono affatto il fenomeno giuridico, ben più ampio, essendo esso, in realtà, fenomeno sociale.

Le dinamiche sociali, le relazioni sociali, che promanano di comportamenti dei singoli, producono diritto, potremmo dire un diritto vivente che è fatto di osservanza di regole giuste e non osservanza e resistenza avverso regole ingiuste.

E’ da tali relazioni sociali, dai comportamenti che i singoli individui adottano ed adotteranno in concreto che vive e si impone l’ordinamento giuridico e quindi anche il diritto.

Certo, le norme, giuste, sono utili e necessarie per un ordinato e pacifico vivere sociale.

La loro giustizia è garanzia della loro durabilità nel tempo.

Non così, all’opposto la loro ingiustizia, indipendentemente dalle sentenze della Corte Costituzionale.

Notificata la Petizione alla Corte Costituzionale

2935 gli Aderenti

Abbiamo notificato oggi alla Corte Costituzionale la Petizione avente ad oggetto la Sentenza sulla legittimità o meno delle disposizioni riguardanti le limitazioni dei diritti fondamentali dei cittadini, patite a causa della legislazione Covid 19.

Si tratta di un momento importante, di sollecitazione del nostro massimo organo giurisdizionale, affinché il medesimo eserciti correttamente la propria funzione a salvaguardia dei diritti dei cittadini.

La nostra iniziativa, ovviamente, non è l’unica ma, assieme alle altre, sia di rito che non, contribuisce a rendere edotti i giudici della corte che tanti cittadini non sono affatto estranei al loro agire.

Il testo della petizione è sintetico ma riteniamo significativo, soprattutto per i giudici che, certamente, ne sapranno coglierne il senso.

Alleghiamo il pdf che ciascuno può scaricare e spedire anche autonomamente alla Corte:

Mail a cui spedire autonomamente la petizione: segreteria.generale@pec.cortecostituzionale.it 

Chi non possedesse una pec, può inviare anche a: info@cortecostituzionale.it

Agisci a salvaguardia dei Tuoi Diritti.

Obbligo mascherine? Non si trova la fantomatica nota che lo giustifichi

Che fine ha fatto la nota prot 44824 citata da Schillaci?

Ogni cittadino che voglia dirsi informato e consapevole deve essere messo in grado di poter reperire le informazioni necessarie per verificare se i provvedimenti normativi varati dalle istituzioni abbiano una reale giustificazione sociale.

E’ il caso, ad esempio, della recente ordinanza del Ministro Schillaci che nel preambolo, oltre ad una serie di richiami, oggi ormai in gran parte superati, come quello, ad esempio, relativo all’emergenza sanitaria derivante da un supposto perdurare della pandemia, richiama anche la nota prot. n. 44824-28/10/2022-DGPRE della Direzione Generale Prevenzione Sanitaria, la quale, a ben vedere, potrebbe essere l’unico riferimento scientifico atto a giustificare il protrarsi dell’obbligo della mascherina sino al 31 dicembre 2022 nelle strutture sanitarie.

Orbene, come detto, il cittadino che volesse leggere tale nota, per averne contezza del contenuto, ad oggi sembrerebbe incontrare insuperabili difficoltà: in rete non è dato rintracciarla e, a quanto pare, nemmeno sul sito della Direzione Generale Prevenzione Sanitaria.

Tutto ciò costituisce un grave vulnus nel rapporto cittadino – istituzioni, a mente del quale viene meno il principio di trasparenza che deve guidare l’azione normativa della pubblica amministrazione, come nel caso di specie, soprattutto quando il risultato dell’azione regolamentare, non legislativa, ma comunque precettiva, si concretizza nella limitazione del diritto di libertà (fisica) tutelato dall’art. 13 della Costituzione.

Come detto ieri, la delegificazione a scapito dei diritti fondamentali ormai è un dato di fatto: almeno il Ministro dia giustificazione concreta delle scelte compiute!

Emilia Romagna: Mascherine in studi medici privati?

La circolare va oltre l’ordinanza di Schillaci

La Regione Emilia Romagna, con circolare del 16/11/2022, a commento dell’Ordinanza del Ministro Schillaci del 31/10/2022, avente ad oggetto il mantenimento dell’obbligo delle mascherine nelle strutture sanitarie , afferma che tale disposizione, in ossequio al predetto provvedimento, troverebbe applicazione oltre che:

  • nelle strutture sanitarie, socio sanitarie e socio assistenziali, ecc.

anche

  • negli studi professionali privati ivi inclusi gli studi dei medici di medicina generale/pediatri di libera scelta e odontoiatri.

Si tratta di una “licenza”, fra le tante, che la Regione si prende, allargando sempre di più il suo intervento, oltre le previsioni di legge e regolamentari.

L’ordinanza di Schillaci è chiara nel limitare l’obbligo solo alle strutture sanitarie e socio sanitarie ma nonostante ciò tale imposizione viene estesa anche agli studi privati.

Ora, da un punto di vista scientifico occorre precisare che il Ministro fa riferimento alla nota prot. n. 44824-28/10/2022-DGPRE della Direzione Generale Prevenzione Sanitaria al fine di fondare la propria decisione e non si capisce, quindi, la portata interpretativa estensiva da parte della Servizio Sanitario Regionale: è evidente che se da tale “nota” fosse emersa la necessità di estendere l’obbligo anche agli studi privati, Schillaci lo avrebbe previsto.

Sotto il profilo giuridico legale occorre sottolineare con forza che l’utilizzo obbligatorio di tale tipologia di presidi, sulla cui efficacia è aperto, fra l’altro, un dibattito scientifico da tempo, limitando il diritto di libertà fisica di cui all’art. 13 della Costituzione, deve costituire un’eccezione limitata agli stretti casi di effettiva necessità, non potendosi ammettere un’applicazione estensiva con semplice circolare amministrativa.

Si tratta di un pericoloso fenomeno, cui stiamo assistendo sempre di più negli ultimi tempi, di erosione in via non legislativa dei diritti dei cittadini i quali si trovano compressi in una sorta di manovra a tenaglia: in alto vi è la normativa dell’Unione Europea, adottata, principalmente dalla Commissione, organo burocratico e non democratico, ed in basso assistiamo, invece, ad una proliferazione ormai incontrollata di “disposizioni” precettive ad opera dell’apparato amministrativo sempre più invadente e pervadente la vita privata dei cittadini.