L’utilizzo del POS a chi conviene veramente?

Le commissioni bancarie non sono l’unica spiegazione

Gli Interessi del mondo bancario

E’ conosciuta da tutti la nota spiegazione del perché il pos conviene alle banche e non alle tasche dei cittadini:

Dopo 100 pagamenti in contanti, 100 euro, che passano di mano in mano, rimangono 100 euro, mentre dopo 100 pagamenti col pos, i 100 euro non esistono più in quanto sono stati completamente divorati dalle commissioni bancarie.

Basterebbe riflettere su questa incontestabile evidenza per rendersi conto di quali siano i veri interessi che stanno dietro alla spinta da parte delle istituzioni affinché tutti si adeguino ai pagamenti digitalizzati, tenuto conto anche che tali tipologie di strumenti tendono alla diseducazione economica delle persone, inducendole, sempre di più ad ampliare le proprie spese, oltre le proprie possibilità, facendo sempre più ricorso al credito al consumo, con inevitabile aumento dell’indebitamento e dipendenza finanziaria verso il sistema.

Il controllo sociale

La digitalizzazione di sistemi di pagamento, ed anche questo pare difficile non constatarlo, salvo essere immersi in una ineliminabile e fatale pigrizia mentale e coscienziale, ha quale evidente fine il controllo sociale.

I sistemi di tracciamento dei pagamenti, a fronte di un segreto bancario negli anni sempre più demonizzato, la cui ragione d’essere era ed è la tutela della privacy dei cittadini, coperta da garanzie costituzionali (art, 13 Cost.), servono in primis a tenere sotto controllo tutte le operazioni economiche concluse dai cittadini, mettendo completamente a nudo la loro riservatezza economica.

Mettere a nudo la riservatezza economica significa avere un completo monitoraggio di ogni aspetto della vita privata di ciascuno, fin nei minimi dettagli.

Vale la pena ricordarlo: la riservatezza della propria vita non è un lusso concesso dall’alto, ma un diritto fondamentale riconosciuto all’individuo dall’art. 13 della Costituzione.

Al fine di sgretolare questa garanzia, è in corso da anni, la concreta messa in campo di misure rivolte a tal fine: dalla fatturazione elettronica alla digitalizzazione dei pagamenti e relativi tracciamenti. Si tratta di strumenti messi in campo, certo, per finalità fiscali, ma tali esigenze, sancite dall’art. 53 delle costituzione, vanno contemperate con il diritto fondamentale di libertà dei cittadini di cui agli articoli 1, 2 e 13 della medesima carta.

In una società evoluta ed organizzata sono giusti i controlli ma questi non possono diventare iperpervadenti.

La dominazione sociale

Avete mai provato la spiacevole sensazione di non poter effettuare un pagamento con carta o con bancomat, perché magari sono esauriti i limiti di utilizzo a fine mese? Oppure di non poter più accedere al conto on line, in quanto si è errato troppe volte il pin ed il sistema vi ha bloccati?

In questo caso si tratta di scocciature facilmente risolvibili, ma provate da immaginare come in uno scenario in cui i pagamenti sono completamente digitalizzati, chi detiene le leve del potere decida di introdurre regole di dominazione sociale, avendone già ora, si badi, tutti gli strumenti, voglia subordinare l’utilizzo di questo strumenti al rispetto di determinate regole da esso dettate, giusto o sbagliate che esse siano.

Si tratta di uno scenario che crediamo in cui nessuno vorrebbe trovarsi a vivere a meno che la massa della popolazione mondiale non sia affetta da una sorta di “complesso di edipo” che potremmo definire sociale, ove, sempre e comunque, diventa consolante gettarsi nel grembo della mega macchina sociale sempre accogliente, sempre proteggente e, quindi, sempre consolante.

Il caso dei cammionisti canadesi

Le “fauci feroci” di questo sistema “piacevole e consolante” non hanno tardato a mostrarsi con tutta la loro forza, come tutti sappiamo, nei confronti della protesta dei cammionisti canadesi dello scorso anno contro le pesanti misure governative in tema di green pass.

Non sapendo come fronteggiare tale protesta, il presidente Troudeau ha pensato, quindi, di far leva proprio sul blocco dei conti bancari dei protestanti.

Qualcuno, forse, dirà che tutto ciò è tollerabile in situazioni eccezionali ma, al riguardo, vale la pena ricordare che non è affatto così per la nostra costituzione: essa garantisce a tutti il diritto di sciopero, anche di tipo politico e non è in alcun modo lecito limitarlo, facendo ricorso, come nel caso appena descritto a strumenti odiosi di ritorsione, se non attraverso la precettazione disposta dal prefetto per garantire la continuità dei servizi essenziali.

Certo stiamo parlando di costituzione italiana e di misure canadesi ma ciò che è accaduto in quel paese, forse più “avanzato e civile” del nostro, potrebbe certamente realizzarsi anche qua. Chi può fondatamente sostenere che “Tutto ciò da noi non accadrà mai!”.

La manifestazione di felicità

Ultimamente, soprattutto sui social, si ha modo di leggere dichiarazioni e ostentazioni di orgoglio per aver appena effettuato un pagamento mediante pos.

Si può comprendere il senso di sollievo ed euforia indotto dalla dopamina prodotta da un “consumo digitale” appena realizzato, ma di certo non si capisce, oltre a ciò, quali debbano essere i motivi di felicità: forse la dolce consapevolezza di stare per raggiungere un eden dove la “libertà digitale” non avrà più limiti e le nostre vite sarà più libere e felici?

Crediamo proprio di no.

Anche in questo caso pensiamo che occorra consapevolezza: la consapevolezza che la nuova architettura di governo sociale deriva dalla convergenza di interessi privati e finalità di controllo e dominio sociale.

A noi la scelta: adeguarsi dolcemente al sistema, oppure fare qualcosa di diverso:

lottare affinché la nostra liberà venga preservata.

Un pensiero riguardo “L’utilizzo del POS a chi conviene veramente?

  1. Grazie avv. non smettete mai di trattare questi argomenti che purtroppo (credo) che in tanta parte della ns. popolazione, non ci sia una precisa presa di coscienza del pericolo che stiamo tutti correndo.

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