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I diritti fondamentali non si votano: perché il referendum non può tutelarli

La questione di sottoporre a referendum abrogativo una legge ingiusta, specialmente se questa legge limita o opprime diritti fondamentali, solleva una riflessione di notevole portata. I diritti fondamentali dell’essere umano non possono e non devono essere messi in discussione da una consultazione popolare.

Ecco perché: se il referendum non raggiunge il quorum necessario, o se la maggioranza dei votanti conferma la legge oppressiva, il risultato sarebbe paradossale. Si finirebbe per legittimare quella legge ingiusta attraverso una presunta sovranità popolare. In altre parole, la partecipazione al referendum, anche se benintenzionata, rischierebbe di “certificare” l’ingiustizia, dandole una sorta di approvazione democratica.

Un diritto fondamentale non può dipendere da un voto. I diritti come la libertà, la dignità, o l’uguaglianza non sono concessioni dello Stato né della maggioranza. Sono parte dell’essenza stessa dell’essere umano. Per questo, il rischio di usare un referendum per abrogare leggi oppressive è troppo alto: fallire significherebbe creare un precedente pericoloso, in cui una norma ingiusta appare giustificata dalla volontà popolare.

La difesa dei diritti fondamentali richiede strumenti più solidi e garantiti rispetto a un referendum. Non si tratta di una scelta politica o contingente, ma di un principio che tutela l’inviolabilità della dignità umana.

I diritti fondamentali non si votano, si proteggono. E proteggerli significa evitare che possano essere messi in discussione da meccanismi che, seppur democratici, non sono infallibili.

6 risposte a “I diritti fondamentali non si votano: perché il referendum non può tutelarli”

  1. Avatar Gabriele
    Gabriele

    Concordo in pieno e grazie per averlo puntualizzato, così cercheremo di non dimenticarlo.

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  2. Avatar Gianfrancesco Vecchio
    Gianfrancesco Vecchio

    Ma abbiate pazienza, come si fa a scrivere queste cose e poi lamentarsi se si resta perplessi sul Vs ruolo di veri oppositori o sull’essere interessati agli ambiti della propria attività e non a quelli generali?

    Scusate ma la legge sul divorzio non è stata confermata attraverso un referendum?

    La legge sull Aborto non è stata confermata da un no in un referendum?

    Non erano diritti fondamentali quelli?

    Non è stato appena approvato il referendum, tra l’altro contro il Jobs act e per il reintegro del licenziato contro la vergognosa elemosina dei due anni di stipendio (al massimo)?

    Non è la tutela del lavoro un diritto fondamentale?

    Poi non parliamo di quello contro l’uso dei pesticidi, sulla procreazione medicalmente assistita (forse non impattano con diritti fondamentali?)

    Cerchiamo di elevare il livello del discorso.

    Grazie.

    Gianfrancesco Vecchio

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    1. Avatar redazione

      Gentile Prof. Vecchio,

      Nel suo commento accenna a un possibile riferimento a “interessi particolari” e critica il livello del nostro discorso. Ci permetta di rispondere con chiarezza.

      1. Interessi particolari
      Se ritiene che la nostra posizione possa essere influenzata da interessi particolari, saremmo lieti di sapere a cosa si riferisce nello specifico. Il nostro impegno è rivolto esclusivamente alla tutela dei diritti fondamentali e alla promozione di un dibattito costruttivo e universale. Ogni altra ipotesi è priva di fondamento, ma siamo disponibili a confrontarci su eventuali dubbi o chiarimenti in merito.

      2. Livello del discorso
      Parlare di diritti fondamentali richiede una riflessione profonda e rigorosa, e il nostro intento non è certo quello di abbassare il livello del dibattito, ma di portare alla luce la complessità del tema. Se il nostro approccio non ha soddisfatto le sue aspettative, la invitiamo a proporre spunti che possano arricchire il confronto. Il valore dei diritti fondamentali, così come il dialogo pubblico, merita sempre il massimo impegno e attenzione.

      Grazie per la sua osservazione, che ci permette di ribadire il nostro impegno verso un discorso chiaro, trasparente e orientato al bene comune.

      Con stima,
      Redazione Sindacato d’Azione

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      1. Avatar Gianfrancesco Vecchio
        Gianfrancesco Vecchio

        Spett.le Redazione Sindacato d’Azione,
        è stata legittimamente presa e diffusa una posizione critica nei confronti di un’inizaitiva referendaria.
        Solo che, almeno nella giustificazione di tale scelta contenuta nel post che ho commentato, è stata utilizzata un’affermazione documentalmente e storicamente non corretta, ciò con specifico riguardo alle vicende referendarie svoltesi in Italia in passato, che mi sono permesso di evidenziare.
        Se poi si ritiene opportuno, anzichè considerare quanto da me illustrato o, eventualmente contestarlo nel merito, richiamare solo le perplessità da me, direi altrettanto legittimamente, formulate sul perchè di una giustificazione che non regge ad un esame critico (ripeto, non della scelta, ma della sua illustrata giustificazione nel post da me commentato), non posso che prenderne atto.
        Distinti saluti.
        Gianfrancesco Vecchio

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        1. Avatar redazione

          Egregio Prof.Vecchio,
          La ringraziamo per il suo ulteriore intervento e desideriamo rispondere puntualmente. Anzitutto, ci teniamo a sottolineare che i suoi stessi esempi corroborano la tesi espressa nell’articolo. Nei casi da lei citati, come il referendum sul divorzio e sull’aborto, le proposte referendarie poggiavano su un consenso popolare robusto e il referendum ha avuto il ruolo di suggellarlo. Questo, però, non smentisce la nostra preoccupazione principale: quando si tratta di diritti fondamentali, il rischio, tangibilissimo del resto in questa iniziativa, di un risultato avverso o di un mancato quorum potrebbe produrre effetti opposti, legittimando norme oppressive o contrarie ai principi universali.
          Va anche osservato che, in alcuni esempi da lei portati, qualificare il diritto sottoposto a referendum come “fondamentale” potrebbe apparire azzardato, al cospetto della coscienza di tante persone.
          Infine, non possiamo che condannare la sua affermazione tesa ad evidenziare l’insinuazione di interessi particolari che muoverebbero il nostro agire. Tale dichiarazione appare del tutto gratuita e non motivata nella sua risposta.
          La invitiamo, perciò, ove ne avesse contezza, ad esplicitare quali siano gli interessi particolari che motiverebbero la nostra presa di posizione in merito alla proposta referendaria.
          Restiamo disponibili per ulteriori confronti, convinti che il dibattito serio e rispettoso sia l’unico modo per avanzare verso una maggiore comprensione delle tematiche trattate.
          Distinti saluti,
          Redazione Sindacato d’Azione

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    2. Avatar Cri

      Credo fondamentale il ruolo del referendum quando il quesito è trasversale e tutti possono valutare liberamente
      In questo caso si propone un referendum in un Paese in cui il 95% dei genitori sono favorevoli ai vaccini pediatrici , forse prima bisognerebbe fare un lavoro a livello sociale sui genitori e sui pediatri , poi forse se ne può discutere
      Mio figlio ha avuto una reazione cutanea dal primo vaccino e combatte ancora con questo problema dopo 25 anni , si figuri se io non sarei d’accordo per cancellare l’obbligo.
      Quindi , come dice lei , cerchiamo di elevare il livello del discorso

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