Si leva da più parti del Paese un grido che merita ascolto: quello degli allevatori italiani, dei pastori sardi, delle famiglie che da generazioni custodiscono un patrimonio zootecnico costruito con pazienza secolare. A riportare la questione al centro del dibattito pubblico è stata l’europarlamentare Francesca Donato, in un intervento diffuso sui social che il Sindacato d’Azione ritiene doveroso amplificare e contestualizzare.
Il nodo della questione
La cosiddetta Lumpy Skin Disease — dermatite nodulare contagiosa bovina — è una patologia virale che colpisce i bovini ma che, secondo le stesse autorità sanitarie europee, non è trasmissibile all’uomo. La sua mortalità è relativamente contenuta. Eppure, in forza del quadro normativo vigente, la rilevazione di un solo animale positivo all’interno di un allevamento può determinare l’abbattimento dell’intera mandria, con conseguenze economiche, sociali e identitarie devastanti.
In Sardegna, nel corso del 2025, numerosi provvedimenti sanitari hanno tradotto in pratica questa logica: stalle cancellate, restrizioni territoriali estese, famiglie di allevatori private in pochi giorni del frutto di decenni di lavoro. Si pone allora un interrogativo che non può essere eluso: è proporzionato distruggere sistematicamente capi sani per contenere una malattia a bassa letalità?
I riferimenti normativi
Il dispositivo che autorizza tali misure è il Regolamento Delegato (UE) 2020/687 della Commissione, che integra il Regolamento (UE) 2016/429 sulla sanità animale, recepito nell’ordinamento italiano attraverso decreti ministeriali e ordinanze regionali. Il principio dello stamping out — l’abbattimento totale come strumento d’elezione per il contenimento epidemico — viene applicato con rigore burocratico, talvolta a discapito di valutazioni differenziate sul rischio reale.
A ciò si aggiunge la questione della vaccinazione obbligatoria con vaccini vivi attenuati: strumento che le autorità veterinarie europee giudicano efficace, ma che alcuni allevatori segnalano possa generare sintomatologie compatibili con la malattia stessa, complicando la gestione dei focolai.
Lo scenario economico più ampio
Sarebbe ingenuo isolare la vicenda dal contesto in cui si inserisce. L’apertura crescente del mercato europeo alle importazioni extra-UE, gli accordi commerciali con paesi terzi, la pressione delle grandi produzioni industriali, l’avanzata delle proteine sintetiche e dei surrogati di laboratorio compongono un quadro nel quale la zootecnia tradizionale italiana — fatta di razze autoctone, pascoli, qualità — appare sempre più marginalizzata. Quando l’emergenza sanitaria si somma a queste dinamiche, il rischio è che l’esito sia la liquidazione silenziosa di un intero modello produttivo.
Cosa può fare il cittadino
1. Acquistare consapevolmente: privilegiare carne, latte e derivati provenienti da allevamenti italiani identificabili, leggendo le etichette e diffidando delle indicazioni generiche. Il codice di stabilimento (bollo CE) consente di verificare l’origine reale.
2. Sostenere i mercati locali e le filiere corte: acquistare direttamente dai produttori, dalle cooperative, dai consorzi di tutela delle razze autoctone.
3. Richiedere accesso agli atti: ai sensi della L. 241/1990 e del D.lgs. 33/2013, ogni cittadino può richiedere alle ASL veterinarie e alle Regioni copia delle ordinanze di abbattimento e delle relative motivazioni tecnico-scientifiche.
4. Interpellare i rappresentanti istituzionali: scrivere a parlamentari nazionali ed europei, consiglieri regionali, chiedendo una revisione critica dell’applicazione del Reg. UE 2020/687 e l’introduzione di criteri di proporzionalità.
5. Sostenere gli allevatori colpiti: associazioni di categoria, comitati territoriali e raccolte fondi rappresentano strumenti concreti di solidarietà operativa.
6. Informarsi da fonti plurali: confrontare le comunicazioni ufficiali con le testimonianze dirette degli allevatori e con la letteratura veterinaria internazionale.
Scarica modulo accesso agli atti:
Una conclusione doverosa
Difendere la salute animale è imperativo non negoziabile. Ma altrettanto imperativo è impedire che la logica emergenziale, applicata in modo automatico e indiscriminato, si traduca nella distruzione di un patrimonio nazionale insostituibile. Il Sindacato d’Azione invoca un confronto pubblico rigoroso, scientificamente fondato e privo di censure: perché la sovranità alimentare di un popolo si difende anche, e soprattutto, nelle stalle.
— Sindacato d’Azione
Fonti:
– Francesca Donato, video TikTok: https://vm.tiktok.com/ZNRp3rCqh/
– Regolamento Delegato (UE) 2020/687
– Regolamento (UE) 2016/429 sulla sanità animale
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