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Agenda 2030: quando la propaganda si traveste da progresso

Un recente saggio edito da Guerini, La macchina della propaganda europea. Il lato oscuro di ONG, media e università, riporta all’attenzione pubblica una questione che il cittadino italiano percepisce da tempo ma che raramente trova voce nei canali ufficiali: l’esistenza di un apparato organizzato di formazione del consenso attorno alle grandi narrazioni sovranazionali, tra cui l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite occupa una posizione centrale. L’autore ricostruisce come, a partire dagli anni Dieci del nuovo millennio, si sia strutturata una rete capillare di organizzazioni non governative, testate giornalistiche finanziate da fondazioni private, cattedre universitarie e centri studi che operano in modo convergente nella diffusione di obiettivi politici presentati come verità scientifiche o imperativi morali.

Il fatto. L’Agenda 2030, sottoscritta nel 2015 da 193 Paesi, contiene 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Sul piano formale si tratta di un documento programmatico non vincolante. Sul piano sostanziale, essa è divenuta la cornice entro cui si giustificano politiche pubbliche di enorme impatto: transizione energetica, ristrutturazione agricola, digitalizzazione dell’identità, riforma dei sistemi sanitari, ridefinizione dei modelli educativi. Il problema non risiede negli obiettivi in sé — alcuni dei quali condivisibili — bensì nel metodo con cui vengono imposti all’opinione pubblica: non come scelte politiche discutibili, ma come dogmi sottratti al dibattito democratico.

Analisi. La ricerca documentata da La Fionda mostra come il circuito ONG–media–accademia funzioni secondo una logica circolare: le fondazioni finanziano le ONG, le ONG producono “rapporti indipendenti”, i media citano i rapporti come fonti autorevoli, le università li integrano nei curricula, i decisori politici li invocano come mandato popolare. Chi paga questa macchina? Spesso le stesse grandi holding finanziarie e filantropiche che poi beneficiano delle politiche adottate: fondi d’investimento nel settore verde, colossi della farmaceutica, piattaforme digitali interessate alla tracciabilità dei cittadini. Il cerchio si chiude.

Il nodo costituzionale. L’articolo 21 della Costituzione tutela la libertà di manifestazione del pensiero, che presuppone un’informazione plurale e non orchestrata. L’articolo 33 afferma la libertà della scienza e del suo insegnamento, incompatibile con la trasformazione delle università in uffici stampa di agende politiche. L’articolo 1 sancisce che la sovranità appartiene al popolo: una sovranità svuotata se le decisioni sono assunte in sedi extra-democratiche e poi “venduta” ai cittadini tramite apparati persuasivi.

Cosa può fare il cittadino.

  1. Verificare le fonti. Prima di accettare un’affermazione come “dato scientifico”, chiedersi chi finanzia lo studio, chi pubblica la testata, quali conflitti d’interesse esistano. Esistono registri pubblici (Registro per la Trasparenza UE, bilanci delle ONG) consultabili liberamente.
  2. Esercitare il diritto di accesso civico (D.Lgs. 33/2013): ogni cittadino può chiedere a pubbliche amministrazioni, enti e società partecipate di documentare finanziamenti ricevuti ed erogati verso ONG e media.
  3. Segnalare al Consiglio di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti le violazioni del dovere di verità sostanziale (art. 2 L. 69/1963).
  4. Partecipare alle consultazioni pubbliche europee e nazionali: sono aperte, ma quasi nessuno le usa, lasciando campo libero alle lobby organizzate.
  5. Associarsi: la difesa individuale è fragile, quella collettiva è forza. Sindacati, comitati, associazioni civiche sono gli anticorpi di una democrazia matura.

Prospettiva politica. Il Sindacato d’Azione ritiene urgenti tre riforme: una legge sulla trasparenza totale dei finanziamenti a ONG e media che operano nel dibattito pubblico; l’istituzione di un’Autorità indipendente per il pluralismo informativo, distinta dall’AGCOM e non soggetta a nomina politica; la reintroduzione, nei programmi scolastici, di una solida educazione al pensiero critico e al diritto costituzionale. La libertà non si difende con la censura dei propagandisti, bensì con cittadini capaci di riconoscerli. È questa la via regale: non il rifiuto ideologico di ogni agenda sovranazionale, ma la pretesa che ogni scelta politica torni ad essere ciò che deve: una decisione libera, informata e sovrana.

— Sindacato d’Azione

Fonte: La Fionda — La macchina della propaganda europea

Una risposta a “Agenda 2030: quando la propaganda si traveste da progresso”

  1. Avatar Donatella Antonacci
    Donatella Antonacci

    inna zi tutto bisogna indire un referendum contro la geoignegneria per mettere ko il trans umanesimo . i fatti parlano le chiacchiere sono sempre le stesse. E volano nel vento

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