Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato parole che non suonano come un invito alla prudenza, ma come un’esplicita scelta di campo in favore dell’espansione militare.
Con un tono pacato, quasi conciliatorio, egli afferma: “La spesa per dotarsi di efficaci strumenti che garantiscano la difesa collettiva è sempre stata comprensibilmente poco popolare.”
Si presenta così come l’interprete del popolo che non capisce, al quale tocca essere educato al senso del dovere. Il dissenso non è un valore da ascoltare, ma un “peccato di gioventù” da spiegare e superare.
Poi, per legittimare l’aumento delle spese belliche, aggiunge: “anche quando si perseguono finalità di tutela della sicurezza e della pace.”
Così la pace diventa pretesto di guerra. Se l’obiettivo è la pace, allora qualunque tattica militare si trasforma in pace armata. È la più antica mistificazione che la retorica di guerra riesce a produrre: dare alla causa delle armi il nome dei diritti umani.
La neutralità istituzionale è ulteriormente compromessa dall’invocazione di un generico “diritto internazionale” quando il Presidente afferma: “nel quadro di una politica rispettosa del diritto internazionale.”
Nessuna norma, nessun riferimento a limiti o controlli reali. È un uso formale del linguaggio giuridico per nobilitare scelte politiche precise.
Il momento decisivo del discorso è quando Mattarella pronuncia: “poche volte come ora, è necessario.”
Questa parola — necessario — non è neutra. È l’arma retorica che annienta ogni dinamica democratica di scelta e conflitto. Quando qualcosa è “necessario”, non può essere discusso, né messo in dubbio. È il contrario della democrazia. È l’anticamera della sospensione del pensiero critico.
Nel prosieguo, parlando di “dare il nostro decisivo contributo alla realizzazione della difesa comune europea”, il discorso si sposta dalla dimensione nazionale a quella sovranazionale, consegnando ulteriore spazio di decisione a organismi e alleanze che non rispondono direttamente alla sovranità popolare.
Infine, con la dichiarazione di intenti: “salvaguardia dello spazio condiviso di libertà e di benessere”, la libertà viene trasformata da valore fondante a concetto amministrato, difendibile tramite apparati militari.
Queste parole non sono neutre.
Esse esprimono un orientamento politico — il sostegno al riarmo, alla militarizzazione e all’espansione delle spese per la guerra — che comporta una violazione grave.
Tradimento dei valori e dei principi della Costituzione italiana:
la Costituzione pone la pace come valore supremo e promuove il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.
Violazione dell’articolo 11 della Costituzione: secondo l’articolo 11 “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. La promozione del riarmo e il finanziamento di conflitti armati — compresa la fornitura di armi — non sono compatibili con questo principio fondamentale della Carta costituzionale.
In questo contesto, le parole pronunciate sono una deviazione da principi costituzionali chiari e segnano una svolta autoritativa, avallando l’idea che le risorse pubbliche debbano prioritariamente servire a finalità militari invece che al benessere sociale.
L’eredità di Sandro Pertini
Confrontando questo approccio con l’eredità morale di un Presidente della Repubblica che fu simbolo di pace, risuona ancora con forza il monito di Sandro Pertini, che nell’esercizio del suo mandato disse: “Si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame.”
È una frase che rimane una bussola di umanità e di vero interesse nazionale, e che oggi appare più urgente che mai.
Lettera forte di contestazione al Presidente della Repubblica
Alla Presidenza della Repubblica Italiana
All’attenzione del Presidente della Repubblica
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Oggetto: Contestazione civile per violazione dei principi costituzionali in materia di pace e riarmo
Signor Presidente,
con profondo senso di responsabilità civile e rispetto per le istituzioni, desidero esprimere formale e netta contestazione alle Sue dichiarazioni pubbliche in cui sembra sostenere la necessità di un significativo aumento delle spese militari e il rafforzamento della dotazione di armamenti.
Tali posizioni appaiono incompatibili con i principi fondamentali della nostra Costituzione, in particolare con l’articolo 11 che afferma che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Il sostegno esplicito al riarmo, alla fornitura di armamenti o a una “difesa collettiva” fondata sulla forza militare contrasta con l’impegno costituzionale per la pace, la cooperazione internazionale e la risoluzione non violenta dei conflitti.
Inoltre, il linguaggio utilizzato — che qualifica come “necessarie” scelte politiche di tale portata — sottrae alla cittadinanza il diritto di discussione democratica e di critica che sono fondamento della Repubblica.
Le chiedo pertanto di riconsiderare pubblicamente questa posizione e di adoperarsi per un rilancio autentico dei principi di pace e disarmo che costituiscono pilastri dell’ordinamento costituzionale italiano.
Distinti saluti,
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