Tribunale di Roma: illegittimo sospendere i sanitari senza alcun stipendio

Il Tribunale di Roma, con ordinanza depositata il 14 giugno, fa proprie, in particolare, le motivazioni del provvedimento (ordinanza) del Tribunale di Catania del 14 marzo 2022, che ha sollevato questione di costituzionalità, condividendone ampiamente le argomentazioni.

In estrema sintesi: la sospensione senza alcuna retribuzione si pone in contrasto con gli articoli 2, 3, 32 comma 2, oltre che 36 della Costituzione, venendo, quindi, pienamente in rilievo la questione della legittimità costituzionale dell’art. 4, comma 5 del D.L. 44/2021.

In particolare, secondo il Tribunale di Roma, è da considerarsi illegittima la sospensione senza la corresponsione di alcun emolumento, nemmeno di tipo alimentare, seppur previsto dalla contrattazione collettiva nelle ipotesi di sospensione cautelare o disciplinare.

Il giudice, all’esito di tali argomentazioni, ha sospeso il giudizio in attesa delle decisioni della Corte Costituzionale.

Insegnanti sospesi: risarciti gli stipendi dal 15/12/2021

Gli insegnanti sospesi vanno risarciti delle retribuzioni non percepite, a far tempo dalla data di sospensione ed, in ogni caso, dal 15 dicembre 2021, data di entrata in vigore dell’obbligo vaccinale per loro.

Lo dispone la sentenza del giudice di Treviso del 10 maggio scorso, che ha accolto il ricorso di un gruppo di docenti.

Il decreto legge n. 24, entrato in vigore il 24 marzo 2022, che dispone la riammissione in servizio degli insegnanti, seppur demansionati, abroga con effetto retroattivo le disposizioni aventi ad oggetto la sospensione obbligatoria degli insegnanti non vaccinati, introdotta con legge n. 172 del 26 novembre 2021. Il tutto secondo quanto stabilito dall’art. 8, comma 3, lettera a), n. 2) del precitato decreto del marzo 2022.

RICHIESTA RISARCIMENTO STIPENDI NON PERCEPITI

Si apre, quindi, la possibilità di richiedere il risarcimento per gli stipendi non percepiti, e relativi accessori, da parte del personale docente, ingiustamente sospeso, a far data sin dal 15 dicembre 2021.

A tal proposito, nei prossimi giorni, pubblicheremo apposito fac simile, che potrà essere inviato, tramite pec o posta raccomandata, al proprio istituto di appartenenza.

Insegnanti: il testo della pec per la riammissione in servizio

ILLEGITTIMO IL MANTENIMENTO DEL DEMANSIONAMENTO

E’ decorso ormai il 15 giugno, venendo meno, con esso, l’obbligo vaccinale del personale scolastico.

Questo significa, in particolare, che il personale docente non vaccinato, costretto a lavorare, previa effettuazione di tampone, con mansioni di supporto, all’interno dei propri istituti, con un contratto di 36 ore, ai sensi dell’art. 4-ter.2, comma 3, ultimo periodo, del decreto-legge 44/2021, potrà riprendere in pieno le proprie funzioni, senza alcuna limitazione.

Gli Istituti con responsabilità diretta dei relativi dirigenti ex art. 28 Costituzione, che continuassero ad imporre al personale scolastico funzioni demansionate possono essere chiamati a rispondere del relativo risarcimento danni, oltre ad eventuali altre azioni da esperirsi ove si ritenga comunque illegittimo il demansionamento in precedenza subito.

Il diritto di svolgere la propria attività lavorativa nel rispetto delle mansioni stabilite al momento dell’assunzione è previsto dall’art. 2103 c.c.

Nell’ipotesi in cui, quindi, il dirigente non permettesse la piena ripresa delle proprie funzioni al personale docente, appare opportuno che sia tempestivamente inviata una pec nella quale venga chiaramente precisato quanto segue:

“Nel rilevare come ad oggi non mi sia stata data la possibilità di riprendere lo svolgimento delle mie mansioni ex art. 2103 c.c., evidenzio come il persistere dell’assegnazione ad attività di supporto appaia del tutto sfornita di base normativa e come tale legittimante un’azione di richiesta risarcimento per demansionamento illegittimo, che mi troverò costretto a perseguire in mancanza di una immediata riammissione in servizio”.

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Sei d’accordo con l’aumento dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali per fronteggiare la crisi?

Occorre una presa di coscienza da parte delle persone e reagire nei confronti di decisioni i cui effetti si riverbereranno a proprio danno.

C’era da aspettarselo, qua non si tratta di avvalorare in teoria la politica del Grande Reset ma di osservare, invece, con sufficiente realismo, che cosa sta succedendo a livello economico finanziario.

E’ presto detto:

  1. come tutti abbiamo visto, l’inflazione è aumentata a causa dell’aumento dei prezzi delle fonti energetiche e materie prime (cosiddetta inflazione da costi);
  2. le Banche Centrali, come contromisura, hanno deciso di aumentare il costo del denaro; la BCE aumenterà il tasso dello 0,25 a luglio e dello 0,50 a settembre, mentre la FED ha annunciato un repentino aumento dello 0,75.

Non occorre essere particolarmente ferrati in economia per capire che nell’adozione dei simili misure economiche c’è qualcosa che non va.

Infatti, non siamo in presenza di una inflazione da eccesso di domanda, tale per cui i prezzi aumentano in quanto la gente spende troppo, ma di una inflazione da costi dovuta, come detto, all’aumento dei prezzi.

Con l’aumento dei tassi la gente, a parità di reddito, avrà meno soldi da spendere, impoverendosi ulteriormente, a tutto vantaggio di chi i soldi li presta, ovvero sia di chi detiene il potere monetario.

E’ chiaro che aumentare i tassi di interesse avrà degli effetti pratici: aumento del costo dei mutui, finanziamenti, scoperti bancari, a danno di imprese e privati, con l’inevitabile ulteriore aumento dei prezzi e dell’insostenibilità delle rate da pagare, con conseguenti pignoramenti ed espropri.

E’ difficile non scorgere dietro a queste decisioni un ulteriore tassello di realizzazione del cosiddetto Grande Reset.

Ma quel che qui appare importante è rendersi conto come decisioni economiche di fondamentale importanza siano state delegate da parte degli stati alle banche centrali, strutture private, punte di diamante di vertice del potere bancario privato.

Ora, la gente poco ci può fare, potremmo concludere, essendo costretta a subire le decisioni, a proprio danno, prese dall’alto, ma noi, del Sindacato d’Azione, crediamo, invece, che occorra far sentire la propria voce, in modo chiaro e netto, con tutte quelle legittime iniziative tese a palesare a chi detiene il potere il proprio netto disaccordo nei confronti delle decisione assunte a proprio danno.

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Sanitari liberi professionisti sospesi: 60 giorni per il ricorso

SANITARI LIBERI PROFESSIONISTI

Un aspetto su cui occorre porre particolare attenzione è quello avente ad oggetto i termini per poter presentare ricorso a fronte di un provvedimento di sospensione subìto da parte di esercenti una professione sanitaria in qualità di liberi professionisti.

In buona sostanza si tratta di tutti coloro che esercitano la loro professione con partita IVA.

In tale ipotesi il termine per ricorrere è di 60 giorni dalla data di notifica del provvedimento di sospensione da parte dell’Ordine di appartenenza.

Infatti, per i lavoratori autonomi, è competente il Tribunale amministrativo (TAR) e non il giudice del lavoro.

Il provvedimento di sospensione è un atto amministrativo e come tale va impugnato nel termine di 60 giorni davanti al giudice amministrativo, appunto.

Occorre, quindi, prestare la massima attenzione, in quanto, nell’ipotesi in cui decorrano tali termini il provvedimento diventa non più impugnabile.

SANITARI DIPENDENTI

Per i sanitari lavoratori dipendenti, invece, il termine per la presentare del ricorso, questa volta non più avanti il TAR ma al giudice del lavoro, è alquanto più ampio, non applicandosi ai medesimi le stringenti norme, previste nel caso di specie, per i liberi professionisti.

Dal 16 giugno gli insegnanti riprendono servizio a pieno titolo

ANCHE PER IL PERSONALE SCOLASTICO CESSA L’OBBLIGO VACCINALE

Ai sensi dell’art. 4 ter-1 e 2 del D.L. 44/2021 l’obbligo vaccinale per il personale scolastico ha termine il prossimo 15 giugno 2022.

Questo significa, in particolare, che il personale docente non vaccinato, costretto a lavorare, previa effettuazione di tampone, con mansioni di supporto, all’interno dei propri istituti, con un contratto di 36 ore, ai sensi dell’art. 4-ter.2, comma 3, ultimo periodo, del decreto-legge 44/2021, potrà riprendere in pieno le proprie funzioni, senza alcuna limitazione.

CONSIGLIO PRATICO

E’ bene che l’insegnante preannunci con una mail all’istituto che a far tempo dal giorno 16 giugno 2022 riprenderà in pieno le proprie funzione, in ragione delle previsioni di cui all’art. 4-ter2 del D.L. 44/2021.

PERSONALE SCOLASTICO IN GENERALE

Le stesse regole valgono anche per il personale scolastico in generale, ai sensi dell’art. 4 ter-1 del D.L. 44/2021. Anche per esso l’obbligo vaccinale ha termine il 15 giugno 2022.

Termine di 6 mesi per adempiere all’obbligo vaccinale

SANITARI E PERSONALE DOCENTE

La legge in Italia non conta più molto, ben più rilevanti sono le “faq” ministeriali, specie quando si tratta di limitare diritti sanciti costituzionalmente, come il diritto al lavoro, ad esempio.

Il ministro Speranza è intervenuto, a tal proposito, con una “faq” dell’11 maggio ultimo scorso, affermando che l’obbligo vaccinale per il personale scolastico va adempiuto entro 90 giorni, per i docenti guariti, e 120 giorni per coloro che devono sottoporsi alla dose di richiamo, dopo aver contratto la malattia.

Tutto ciò indipendentemente dalla durata del green pass, che può “scadere” dopo sei mesi.

Il ministero, di fatto, riprende quanto stabilito con propria nota del 24 marzo 2022, avente ad oggetto il personale sanitario.

E’ “interessante notare” come Il decorso dei termini viene rilevato automaticamente dai sistemi di controllo digitale messi a punto dal governo, che vale la pena ricordare, sono:

  • Greenpass50+ di Inps
  • NoiPa del Ministero dell’economia e finanze
  • Sidi del Ministero dell’Istruzione

Per il Consiglio di Stato, a cui è stata sottoposta la questione, tale modo di procedere deve considerarsi del tutto legittimo, potendosi dare rilievo anche ad atti non normativi, comunque manifestanti l’orientamento della Pubblica amministrazione, come le “faq”, appunto, (parere 01275/2021, I sez. adunanza del 16/06/2021).

Si tratta di argomentazioni del tutto deboli: un obbligo non può che essere imposto se non per legge, mentre le circolari, note, ecc., ministeriali, non possono che avere valore interno alla pubblica amministrazione e mai spiegare i propri effetti nei confronti dei consociati.

A parte questa dichiarazione di principio, universalmente accettata nel mondo del diritto, occorre rilevare, inoltre, come il percorso logico giuridico seguito dal Ministero, sia del tutto tortuoso.

La nota del marzo 2022, recita testualmente:

“Da quanto precede, discende che il professionista sanitario deve essere considerato inadempiente all’obbligo vaccinale qualora non effettui la dose in questione alla prima data utile (90 giorni) indicata nelle circolari menzionate”.

Si tratta, però, di una conclusione del tutto contestabile in quanto prende le mosse da precedenti circolari dello stesso Ministero che individuano una finestra temporale che va dai tre ai sei mesi.

La circolare del 24 marzo 2022 è di tipo interpretativo di circolari precedenti che hanno affrontato il tema (e non potrebbe essere altrimenti) e non di tipo “precettivo” (vera e propria contraddizione in termini), se proprio si voglia dare una valenza alla surrettizia delegificazione operata con l’art. 4, comma 5 del D.L. 44/2021

In particolare, vengono in rilievo la circolare del 3 marzo 2021 prot. 8284 e circolare 09 settembre 2021 prot. 40711 che individuano un lasso temporale che va dai 3 ai 6 mesi. La circolare del 21 luglio 2021 prot. 32884 individua addirittura un termine che va da 6 a 12 mesi.

All’interno di questo teatro dell’assurdo, lo spazio a disposizione del sanitario costretto ob torto collo a sottoporsi a vaccinazione non può che esistere dentro questi due limiti temporali (minimo 3 e massimo 6 mesi).

Appare, quindi, del tutto arbitraria, e di per se equivoca, la conclusione tale per cui chi non si vaccina allo scoccare dei 3 mesi debba essere sospeso, venendo in rilievo, al contrario una volontà coercitiva non giustificabile da parte del Ministero.

Fortunatamente e significativamente vengono in soccorso due recenti sentenze del Tar Lombardia (607/2022) e del Tar Brescia (359/2022), le quali valorizzando la circolare del 21 luglio 2021 prot. 32884 giungono a concludere che alle professioni sanitarie si applicherebbe il termine di 6 mesi.

A fronte di questo caos interpretativo ministeriale, recentemente Fnomceo (federazione nazionale medici) ha chiesto un urgente chiarimento a Speranza affinché sull’intero territorio nazionale possa essere adottata una linea uniforme dai vari ordini.

Un interrogativo sorge inoltre spontaneo: se lo stesso Ministero appare incerto, avendo, in qualche modo fugato, per così dire, gli ultimi suoi dubbi al riguardo, solo l’11 maggio ultimo scorso, chi ha deciso, invece di tarare, con mano sicura, i sistemi informatici già da tempo, affinché essi facciano apparire il greenpass scaduto decorsi i 90 giorni?

E’ ovvio che i tecnici di turno avranno chiesto a qualcuno il quale a sua volta avrà interpellato altri soggetti a lui sovra ordinati.

Senza voler percorrere tutta la filiera decisionale a ritroso (basta averne tratteggiata la logica) quel che preme rilevare è che il sistema molto pericolosamente, grazie ad una nascosta delegificazione, che fa leva sull’opacità delle procedure, arriva, sfruttando la farraginosità del sistema, ad imporre obblighi e togliere diritti, grazie ad un’apparecchiatura informatica, al lampeggiare rosso della quale, tutti si arrestano, senza alcuna garanzia di legge.

E’ un sistema di procedere, questo, molto pericoloso da un punto di vista del diritto, e che va, pertanto, combattuto, con tutti i mezzi legittimi possibili.

CONSIGLIO PRATICO:

Alla luce di quanto appena scritto appare quindi del tutto opportuno che i soggetti sospesi decorsi solo tre mesi, inviino, senza indugio, una diffida al proprio ordine di appartenenza ed all’Ente presso cui lavorano, al fine di poter veder revocato il provvedimento di sospensione ed essere, così, riammessi in servizio, ponendo in mora i medesimi enti, anche per quanto riguarda i profili risarcitori.

Il Tribunale di Padova riammette al lavoro sanitaria non vaccinata

Con provvedimento giudiziario del 28/04/2022 il giudice accoglie il ricorso di una sanitaria disponendone l’immediato reintegro e riconoscendo, di fatto, l’inidoneità dell’obbligo vaccinale al raggiungimento degli scopi prefissi dal legislatore, essendo, al contrario, l’unico biasimevole obbiettivo ottenuto, quello di privare il lavoratore dei mezzi di sostentamento per sé e per la propria famiglia.