Sindacato d’Azione – Città Nuove: firmato un Protocollo di alleanza

Quello che stiamo vivendo è cambiamento epocale perché globale e, purtroppo, tutto dimostra, come la recente Carta di Bali firmata da ciascuno dei leader del G20, che ci si trovi solo agli inizi.

In questo momento, quindi, tutte le persone e le realtà che hanno una visione chiara di quello che sta accadendo possono e devono unirsi per opporsi a un palese progetto di disumanizzazione e spoliazione dei diritti e delle libertà del genere umano.

Ci sono tanti Uomini e tante Donne e tantissime Realtà che costruiscono, lottano e resistono solidamente, e che contemporaneamente si stanno impegnando coraggiosamente per cercare di cambiare il corso della storia.

Tra queste realtà c’è il Sindacato d’Azione nato circa un anno fa come risposta alla completa assenza (se non compromissione) degli organismi preposti alla tutela dei lavoratori, degli studenti, dei bambini e dei cittadini in genere, in un periodo storico in cui i diritti e le libertà umane, civili, sociali e di cura, sono stati calpestati e svenduti.

Tra queste realtà ci sono le nostre Città Nuove, fondate da un lato per aumentare la consapevolezza di ciascuno di noi, dall’altro per offrire uno spazio di interazione tra competenze, idee, condivisione di progetti, finalizzato a costruire, e in questa volontà preservare, il nostro modello di comunità.

Per questo motivo, e per l’importanza di mettere in comunione il patrimonio di valori e iniziative che può rafforzare la nostra voce in questo decisivo periodo storico, il Sindacato d’Azione, nelle persone della presidente Franziska Maria Helena Elstner e degli avvocati Stefano Tosi e Mauro Franchi, e l’associazione Città Nuove, nelle persone dei fondatori Fulvio Testi e Cristiana Golinelli, hanno siglato un Protocollo di alleanza che, oltre a prevedere una stretta collaborazione, si prefigge, su disponibilità e condizioni di ciascuna delle Città Nuove, di aprire sedi periferiche del Sindacato per uno sviluppo coordinato dell’azione sindacale sul territorio.

COS’È LA RETE CITTÀ NUOVE

La rete delle “Città Nuove”, nata da un’idea di Fulvio Testi e di Cristiana Golinelli, è organizzata in Presidi che nascono con la finalità di aumentare la consapevolezza del cittadino, attraverso lo scambio di idee e realizzando eventi di ogni tipo, dalle manifestazioni agli incontri pubblici, dai convegni a quant’altro possa servire per raggiungere questo obiettivo.

I diversi gruppi, una quarantina in tutt’Italia, tendono a raccogliere le istanze dei cittadini e cercare di dare loro risposte mettendo a disposizione le competenze che si ritrovano all’interno e all’esterno della rete.

Attualmente si occupano di:

  • assistenza sanitaria;
  • assistenza legale;
  • creare scuole parentali;
  • creare una linea alimentare parallela free OGM con sementi antiche che utilizza agricoltura biologica e biodinamica e che sposi per quanto possibile il km 0;
  • autodeterminazione individuale e di comunità.

Ed è all’interno dell’Associazione culturale “Italia Invicta”, capitanata da Ornella Mariani e nella quale Fulvio Testi riveste la carica di vicepresidente.

Etica e Gestione della cosa pubblica con il senso del buon padre di famiglia sono tra i maggiori pilastri della loro attività.

Attualmente Città Nuove è presente nelle province di: Aosta, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Vercelli, Bergamo, Brescia, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova, Pavia, Rovigo, Genova, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Mirandola, Bologna, Ravenna, Firenze, Pistoia, Ancona, Ascoli Piceno, Macerata, Pesaro, Chieti, Pescara, Latina, Roma, Napoli, Bari, Brindisi, Taranto, Potenza, Catania.

È intenzione delle organizzazioni Sindacato d’Azione e Città Nuove collaborare in modo sinergico per uno sviluppo coordinato della loro azione sul territorio.

Aderisci al “Patto tra Liberi”

Per una Società Libera ed Autonoma

Lo si poteva immaginare e le ultime notizie confermano, purtroppo, quanto previsto.

Stiamo andando sempre di più verso una società di controllo tecnologico totalitario nella quale il dissenso sarà annientato.

Per avere conferma i ciò basta leggere le dichiarazioni dei potenti del recente G20 sul clima. Si vedono, in particolare, i punti n. 23 e 24 del documento finale:

  • Verrà istituito un green pass mondiale
  • Verrà combattuto il dissenso

A Parma il 28 settembre scorso è stato siglato da diverse persone e associazioni un “Patto tra Liberi” che desidera estendersi a tutti coloro che ne coglieranno lo spirito.

La finalità del “Patto tra Liberi” è quello di gettare il seme per la nascita di una nuova realtà sociale, basata sul riconoscimento del proprio valore, dignità e sul reciproco aiuto.

Il “Patto tra Liberi” rivendica il diritto alla libertà ed autonomia delle persone e delle comunità, capaci di organizzarsi e vivere a prescindere dai diktat dei potenti.

Aderire al “Patto tra Liberi” non comporta alcun obbligo, è solo un’adesione d’anima.

Se desideri avere una spiegazione giuridica del “Patto tra Liberi” leggi qua.

Puoi ora leggere ed ascoltare il “Patto tra Liberi“:

Sanitari amministrativi sospesi

Si ai risarcimenti se le Regioni hanno sbagliato

Nella foga di sospendere tutti i sanitari amministrativi non vaccinati, in Emilia Romagna pare non si sia andati molto per il sottile.

Infatti, ci sono giunte diverse richieste di aiuto da parte di impiegati amministrativi del settore sanità, sospesi nonostante svolgessero il proprio lavoro in strutture non sanitarie.

L’art. 4 ter, dell’ormai tristemente famoso D.L. 44/2021, è lapidario nello stabilire che soggiaceva all’obbligo vaccinale solo il per il personale adibito a strutture sanitarie individuate dall’art. 8 ter del decreto legislativo 508/92.

Si tratta di:

  • strutture che erogano prestazioni in regime di ricovero ospedaliero a ciclo continuativo o diurno per acuti;
  • strutture che erogano prestazioni di assistenza specialistica in regime ambulatoriale, ivi comprese quelle riabilitative, di diagnostica strumentale e di laboratorio;
  • strutture sanitarie e sociosanitarie che erogano prestazioni in regime residenziale, a ciclo continuativo o diurno.

Diverso personale amministrativo in Emilia Romagna è stato, quindi, sospeso illegittimamente.

L’incomprensibilità ed ingiustificabilità di tale presa di posizione emerge molto chiaramente anche dal fatto che il loro impiego in strutture non sanitarie è stato ammesso dalle medesime aziende ospedaliere o sanitarie, a seguito dell’emergere della reale situazione catastale degli immobili.

Per queste persone, ora, si aprono le porte del ricorso giudiziario volto all’ottenimento del risarcimento degli stipendi non percepiti.

Tale possibilità, vale appena il caso sottolinearlo, è del tutto indipendente da quello che sarà l’esito dell’ormai tanto attesa sentenza della Corte Costituzionale del prossimo 30 novembre, avente ad oggetto, la legittimità o meno dell’obbligo vaccinale.

Ma la vicenda evidenza anche un altro aspetto, del tutto preoccupante, ovverosia l’approccio ideologico che ha sostenuto, e sostiene tutt’ora, l’azione d’indirizzo che viene svolta sul territorio da diverse Regioni, approccio che, però, se contrario alla legge, espone le strutture e gli enti a legittime e sacrosante azioni di risarcimento danni.

Richiesta chiarimenti al Ministero

Su possibili effetti avversi interazione vaccini antinfluenzali – anti Sars Cov 2

Al Ministro della Salute

Prof.  Orazio Schillaci

Pec: seggen@postacert.sanita.it

Al Presidente del Consiglio

On. Giorgia Meloni

Pec: presidente@pec.governo.it

Servizio Sanitario Regione Emilia Romagna

Pec: dgsan@postacert.regione.emilia-romagna.it

Azienda Sanitaria Locale di Parma

Pec: AUSLdiParma@pec.ausl.pr.it

Parma, 16/11/2022

Oggetto: Richiesta chiarimenti urgenti campagna vaccinale antinfluenzale.

Il Sindacato d’Azione, a tutela dei propri iscritti, e, più in generale, in considerazione dell’interesse della collettività ad una corretto e trasparente rapporto fra Stato e Cittadini, nell’erogazione di servizi pubblici sanitari, rappresenta quanto segue:

Il Servizio Sanitario Regionale Emilia Romagna – Ausl di Parma, ha diramato, recentemente due note, indirizzate alle strutture ed operatori sanitari istituzionali del territorio, aventi ad oggetto:

  • la prima, del 26/9/2022: trasmissione nota circolare 0040319-23/09/2022-DGPRE-DGPRE-P avente oggetto “Aggiornamento delle indicazioni sull’utilizzo dei vaccini a m-RNA bivalenti.
  • la seconda, del 19/10/2022: Circolare DG Prevenzione Ministero Salute 43189 – Aggiornamento 17/10/2022 indicazioni richiamo vaccini a RNA-bivalenti nell’ambito della campagna di vaccinazione anti-SARS

Nella prima nota del 26/09/2022 si legge, a pagina 4 quanto segue:

4.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme d’interazione Non sono stati effettuati studi d’interazione. La somministrazione concomitante di Comirnaty Original/Omicron BA.4-5 con altri vaccini non è stata studiata.

Nella seconda nota del 19/10/2022 si legge a pagina 2 quanto segue:

I vaccini antiSARS-CoV-2/COVID-19 possono essere somministrati contemporaneamente, o a qualsiasi distanza di tempo prima o dopo, con i vaccini antinfluenzali e qualsiasi altro vaccino compresi i vaccini a virus vivo attenuato con l’eccezione del vaccino contro il vaiolo delle scimmie (MVA-BN) per il quale resta valida l’indicazione di un intervallo minimo di 28 giorni tra una vaccinazione e l’altra.

Ora, al normale cittadino fruitore dei servizi di assistenza sanitaria offerti dal Sistema Sanitario Nazionale, attraverso le strutture ed operatori sul territorio, potrebbe, come del resto è, sorgere spontaneo l’interrogativo avente ad oggetto se le due note siano per caso in contrasto fra loro.

Formulato in modo ancora più semplice, il quesito è il seguente:

“Come è possibile affermare che i vaccini anti covid possono essere somministrati con gli altri vaccini antinfluenzali se viene affermato a chiare lettere, sempre nei documenti ufficiali del ministero, che non sono stati effettuati studi d’interazione con altri vaccini?

Tale contraddizione appare del tutto allarmante.

Tanto premesso, Lo scrivente Sindacato sollecita, quindi, un urgente, necessario e pubblico chiarimento.

Infatti, se, come appare essere, non sussistono studi tesi ad acclarare la sussistenza o meno di eventuali effetti avversi, derivanti dall’interazione fra le due somministrazioni, occorre rendere chiaramente edotti i cittadini di tale situazione, onde permettere, ai medesimi, di poter rilasciare, con la piena consapevolezza dei rischi che corrono, l’usuale consenso informato loro sottoposto per la sottoscrizione.

                                                                                           La Presidente

Franziska Maria Helena Elstner

E’ possibile accompagnare il minore per visite ed esami in ospedale

Anche senza greenpass è possibile per i genitori accompagnare i propri figli in ospedale per visite, esami e ricoveri.

Abbiamo notizia di respingimenti, all’accesso presso strutture ospedaliere pubbliche, di genitori che accompagnano il loro figli minori per l’effettuazione di visite ed esami, in quanto sforniti di green pass.

Vediamo le norme:

  • L’art. 1 bis del D.L. 44/2021 prevede, seppur illegittimamente (si veda il seguente articolo), l’obbligo del green pass rafforzato, sino al 31/12/2022, solo per accedere alle RSA e strutture di lungo degenza;
  • L’art. 2 bis del D.L. 52/2021, stabilisce che per l’accesso presso le strutture sanitarie, gli accompagnatori devono essere in possesso della certificazione verde, almeno da tampone.

Premessa l’ormai acclarata infondatezza scientifica di tali norme, è importante evidenziare come esse non siano certamente valide per l’accompagnamento dei minori.

Sussistono, al riguardo, trattati e convenzioni, pienamente vigenti in Italia, con grado sovraordinato alla legge, che estendono la loro efficacia a favore dei minori.

In particolare, si tratta di:

  • Art. 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, il quale stabilisce che: In tutti gli atti relativi ai minori, siano essi compiuti dalle autorità pubbliche o da istituzioni private, l’interesse superiore del minore deve essere considerato preminente;
  • Art. 9 della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, afferma che: Gli Stati parti vigilano affinché il fanciullo non sia separato di suoi genitori contro la loro volontà.

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, meglio conosciuta come carta di Nizza, grazie al Trattato di Lisbona, ha il medesimo valore giuridico dei trattati, secondo l’art. 6 del Trattato sull’Unione europea, diventando pienamente vincolante per gli stati membri.

La Convenzione sui diritti del fanciullo è stata ratificata in Italia con legge n. 175/1991.

Si tratta di norme, quindi, pienamente vigenti in Italia e sovraordinate a disposizioni interne con esse contrastanti.

In virtù di esse sussiste sempre il diritto del genitore, in ogni tempo e luogo, di accompagnare i propri figli minori presso le strutture sanitarie, sia pubbliche che private, per visite, esami e ricoveri, diritto che non può essere, in alcun modo, subordinato al possesso di greenpass.

Occorre ricordare, in particolare, che le strutture sanitarie pubbliche esercitano un servizio essenziale che non può essere rifiutato.

Essendo i trattati citati norme avente forza di legge rafforzata, alcuna valenza, nei loro confronti possono avere diverse disposizioni od atti d’indirizzo diversi assunti in materia dalle autorità sanitarie regionali o direttori sanitari, ponendosi questi ultimi, nell’ambito della gerarchia delle fonti, in una posizione del tutto degradata.

Inoltre, le Regioni sono vincolate dalle disposizioni di cui all’art. 117 della Costituzione, in ambito di ripartizione competenze con lo Stato, e se volessero disciplinare in modo diverso sul proprio territorio le fattispecie rappresentate, devono farlo, necessariamente, con l’emanazione, ad opera del Consiglio, di apposita legge regionale, che non sia in contrasto con le disposizioni nazionali ed i trattati internazionali.

Nessuna valenza giuridica hanno quindi gli atti di indirizzo delle giunte ed ancor meno le dichiarazioni dei governatori.

Al contempo, i singoli dirigenti, direttori sanitari, sono vincolati, nel loro agire, all’obbligo del rispetto della legge dello Stato e dei trattati da esso recepiti, secondo le disposizioni di cui agli artt. 97 e 98 della Costituzione.

I genitori che dovessero trovarsi nell’esigenza di dover fronteggiare la difficile situazione del respingimento è bene che diffidino immediatamente la struttura ed i responsabili, al fine di vedere rispettati i propri diritti di genitori e quelli dei propri figli.

Il respingimento all’accesso costituisce un comportamento illegittimo tenuto da parte dei responsabili delle strutture, che espone i medesimi al reato di interruzione / rifiuto di pubblico servizio, previsto dall’art. 331 del codice penale, oltre che al rischio concreto di vedersi richiedere un risarcimento danni, secondo le previsioni di cui all’art. 28 della Costituzione.

La Corte Costituzionale non confonda i profitti di Big Pharma con l’interesse pubblico

Il 30 novembre non si decide solo sulla legittimità dell’obbligo vaccinale.

Infatti, i giudici dovranno chiarire, in particolare, a quali condizioni l’interesse collettivo può prevalere sul diritto della singola persona.

Il tema è stato più volte affrontato dalla Corte: recentemente anche con la nota Sentenza 5/2018 sulle “vaccinazioni Lorenzin”, ma sarà inevitabile ridiscuterne ancora.

È ovvio che debbano sussistere situazioni tali per cui il diritto dell’individuo cede rispetto all’interesse collettivo: basti pensare, ad esempio, alla privazione della libertà personale a seguito di condanna penale.

Ma il tema, così come si pone attualmente, assume una dimensione centrale per il futuro di ogni individuo, anche per scelte che nulla avranno a che fare con i vaccini.

Si pensi, ad esempio, all’adozione di regimi di controllo digitale dei nostri datibiometrici e non, sempre più invasivi e condizionanti l’esercizio di diritti basilari dell’individuo.

Oggi, il mantra che viene ideologicamente ripetuto, anche dalle più alte cariche istituzionali dello stato è che l’interesse collettivo deve ritenersi sempre superiore a quello individuale.

Ma la prevalenza dell’interesse collettivo sul diritto del singolo è tutt’altro che un punto fermo nel mondo del diritto.

Secondo la più valente dottrina costituzionalistica, esiste un nucleo centrale di diritti che, invece, deve essere considerato incomprimibile.

Questo basilare principio è espresso, in particolare, nell’art. 2 della nostra Costituzione, il quale afferma che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo.

Anche il successivo articolo 13 proclama l’inviolabilità della libertà personale, assumendo, in tal caso, questo diritto una dimensione ben più ampia rispetto alla semplice libertà fisica; si tratta di una libertà esistenziale globale che ne include molte altre: fra cui il diritto alla libera determinazione e riservatezza, ad esempio.

Ma quali sono questi diritti fondamentali dell’individuo e, quindi, inviolabili?

Si tratta un un elenco aperto:

  • Il diritto alla propria vita;
  • Il diritto alla propria coscienza;
  • Il diritto al benessere psico fisico;
  • Il diritto alla propria dignità;
  • Il diritto alla propria libertà;
  • Il diritto alla propria privacy;
  • Ecc.

Si tratta di diritti naturali, pre giuridici, la cui esistenza non dipende da norme che li riconoscano.

Si tratta di diritti esistenziali che fondano l’essere dell’individuo.

Nei confronti di questi diritti fondamentali, l’interesse collettivo non può prevalere.

Non si vuole mettere in discussione il fatto che in società complesse come le nostre, in talune specifiche situazioni, alcuni di questi diritti debbano subire regolamentazioni o limitazioni.

Ma è altrettanto chiaro che, trattandosi di diritti fondamentalissimi, essi non possono che essere limitati, ove veramente indispensabile, solo per lo stretto necessario.

Invece, sta prendendo sempre più forza, grazie anche alla indifferenza ed inconsapevolezza delle persone, il pensiero ideologico, tale per cui questi diritti possano essere sempre affievoliti ogni qual volta si decida che un determinato intervento, anche se non giustificabile da un punto di vista sociale o scientifico, debba essere attuato perché utile ad un non meglio precisato interesse collettivo, o, forse, sarebbe più opportuno dire, perchè asservito ad evidenti interessi economici.

La vicenda Covid 19 sottolinea molto bene come l’interesse economico di Big Pharma sia stato barattato per interesse collettivo, soggiogando, così, la vita di miliardi di persone.

Le scelte attuate durante la gestione della pandemia non possono che allarmare. Con il dichiarato intento di coercire la popolazione alla vaccinazione, e sulla base di affermazioni pseudo scientifiche rivelatesi poi false:

  • le persone sono state private del lavoro, mettendo, così, a repentaglio la loro esistenza e quella dei loro famigliari;
  • gli anziani sono stati segregati nelle RSA con impedimento di visita ai loro familiari;
  • ai genitori è stato impedito di accompagnare i propri figli ai nidi ed a scuola;
  • agli studenti universitari è stata impedita la frequenza dei corsi, se non vaccinati;
  • gli studenti a scuola hanno subito pesanti condizionamenti, pressioni e discriminazioni, pur di spingerli alla vaccinazione;
  • ai ragazzi è stato impedito di fare sport e salire sugli autobus, se non vaccinati;
  • il diritto di libera circolazione è stato limitato in modo arbitrario e senza atti aventi forza di legge;
  • alle persone è stato precluso di accedere ai pubblici esercizi se non muniti di green pass;
  • le attività economiche hanno subito pesanti lockdown in modo disennato;
  • mezzi di informazione hanno subito pesantissimi condizionamenti;
  • è stata criminalizzata e repressa la libera manifestazione del pensiero e del dissenso.

Queste misure, drammaticamente liberticide, costituiscono, purtroppo, un pericoloso precedente, venendo a costituire un modello da replicare in futuro per la gestione della massa.

E se tutto ciò non bastasse, per capire ulteriormente quanto mai sia concreto il rischio che corrono i nostri diritti, basti pensare al ferreo regime di controllo globale sui cittadini realizzato in Cina, con la limitazione di diritti fondamentali nell’ipotesi in cui il cittadino non rispetti i diktat governativi.

Innoltre occorre anche tenere presente quanto ormai viene da anni perpetrato pure in occidente, con la globalizzazione digitale, evidente presupposto per un sempre più pervadente controllo sociale.

Già oggi, senza lo Spid, ovverosia il Sistema Pubblico di Identità Digitale, non è possibile fruire di prestazioni e, quindi, esercitare diritti.

Orbene, se tutto ciò è vero, allora, ecco che si può meglio comprendere come sul tavolo dei giudici costituzionali sia pendente una questione che va ben oltre l’obbligo vaccinale.

Le decisioni che la Corte Costituzionale prenderà il 30 novembre prossimo avranno, con ogni probabilità, un effetto impattante determinante sulle nostre vite per gli anni futuri, tenuto conto che i giudici dei tribunali dovranno adeguarsi ad esse.

Riteniamo, quindi, di assoluta e vitale importanza a che i cittadini manifestiono proprio ai giudici della Corte la loro più che legittima aspettativa.

Si tratta dell’aspettativa che essi esercitino con la massima attenzione e senso di responsabilità la propria funzione di garanti della Costituzione.

Per dare forza, quindi, a questa azione di sollecitazione nei confronti della Corte, puoi, se desideri, aderire alla seguente:

PETIZIONE ALLA CORTE COSTITUZIONALE

“Non lasciamo che l’ultimo baluardo alla nostra libera esistenza venga abbattuto”.

Il Governo tarda sulle multe over 50

Le sanzioni sono illegittime per diverse motivazioni.

L’obbligo vaccinale per gli over 50 è venuto meno il 15 giugno 2022, così come disposto dallo stesso D.L. n. 1 del 7 gennaio 2022, che lo ha introdotto.

Evidenze scientifiche

Come tutti sanno, oggi è dimostrata scientificamente l’inefficacia dei vaccini in ordine all’impedimento della trasmissione del virus, risultando, così, mancante, fin dall’inizio, l’esigenza o causa sociale dell’applicazione della sanzione.

Occorre, allora, chiedersi se possa considerarsi tuttora legittima l’irrogazione della sanzione dei 100 euro ai “trasgressori”.

Ulteriori profili di illegittimità delle sanzioni

Come ben conosciuto, nell’ambito del diritto penale esiste il principio del favor rei e dell’abolitio criminis, tale per cui una persona non può essere punita se, prima della conclusione del processo, la fattispecie di reato viene meno.

Per quanto riguarda, le sanzioni fiscali, sussiste una norma precisa: l’art. 3, comma 2, del D.Lgs n. 472/1997, stabilisce che: “salvo diversa previsione di legge, nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce violazione punibile”.

La sanzione dei 100 euro pur non avendo natura fiscale coinvolge oltre che le aziende sanitarie locali, anche Agenzia Entrate ed Agenzia Riscossione. Il suo accertamento è ibrido mentre la fase riscossiva è di natura marcatamente fiscale, tale per cui appare del tutto sensato supporre che la norma sopra richiamata sia applicabile anche a tale fattispecie.

In ogni caso, il principio del favor rei deve essere considerato un vero e proprio principio generale immanente al nostro sistema giuridico.

Inoltre, in sé la norma appare del tutto irrazionale, non potendosi giustificare la sussistenza di un obbligo a scadenza, dal 15 febbraio sino al 15 giugno.

Da un punto di vista pratico, tale contestazione può certamente essere eccepita ad Agenzia Riscossione, così come all’Azienda Sanitaria competente, nell’ipotesi di notifica dell’avviso di avvio del procedimento, così come potrà essere riversata nell’eventuale successivo ricorso avanti il giudice di pace a fronte della concreta irrogazione della sanzione.

Notifiche avvio procedimento

Nell’attesa che il governo assuma la sua “decisione politica” relativamente alla sorte delle sanzioni, continuano ad arrivare le notifiche di avvio del procedimento, che molte persone confondono con la vera e propria cartella di pagamento, che, invece arriverà solo dopo, nel termine di 180 giorni dalla notifica del primo avviso.

L’odiosità delle comunicazioni è che le stesse vengono notificate anche a persone molto anziane, le quali, a tacer d’altro, spesso sono percettrici di misere pensioni, che permettono loro di arrivare con difficoltà a fine mese.

Modello di risposta da inviare

Il Sindacato d’Azione, già da tempo, ha messo a disposizione dei propri iscritti un modello da utilizzare per la risposta da all’Azienda Sanitaria e Agenzia Riscossione entro 10 giorni dal ricevimento dell’avviso di avvio del procedimento:

Ulteriori iniziative

Anche in questo caso, nei prossimi giorni il Sindacato d’Azione notificherà al Governo una richiesta di pronto intervento, non più prorogabile, avente ad oggetto le sanzioni over 50.

Anziani in RSA: lettera al Governo

Il Sindacato d’Azione scrive al Governo chiedendo l’immediata cessazione della situazione di segregazione degli anziani nelle RSA

Che senso ha pretendere il certificato verde rafforzato quando, ora, giustamente, tutto il personale sanitario, e non, anche delle RSA, può lavorare senza alcun obbligo vaccinale?

Che senso ha pretendere il greenpass “pesante” quando il virus circola anche e soprattutto attraverso soggetti vaccinati che non si sottopongono ad alcun controllo?

Nella lettera allegata chiediamo di porre rimedio a tale incresciosa situazione auspicando un tempestivo intervento da parte del Governo, per interrompere tanta ingiustificata sofferenza inflitta da parte dello Stato in forza di legge.

Segregazione anziani nelle RSA: nessuna giustificazione

Intollerabile la loro situazione.

L’obbligo del possesso del greenpass rafforzato, (ovverosia da vaccinazione o guarigione), per far visita ai propri cari ricoverati nelle RSA, è previsto dall’art. 1 bis, comma 1 ter del D.L. 44/2021.

Si tratta di una norma illegittima, radicalmente lesiva della dignità della persona umana, e come tale incostituzionale.

Alcuna giustificazione vi era per la sua introduzione nel nostro ordinamento, così come tanto meno ora essa può essere tollerata.

L’odiosità della norma risiede nell’aver voluto far leva sugli affettisegregando gli anziani nelle RSA, coartando, così alla vaccinazione i famigliari, impedendogli, altrimenti, di far loro visita.

Infatti, per il raggiungimento dello scopo di tutela dei soggetti fragili era, ed è, sufficiente il possesso del classico tampone negativo nelle 48 ore, del resto comunemente ammesso in diverse situazioni dall’art. 9 del D.L. 52/2021.

Quanta ingiustificata sofferenza si è inflitta da parte dello stato in forza di legge?

Alla luce dell’art. 7 del D.L. 162 del 31 ottobre 2022, che anticipa al 2/11 la scadenza dell’obbligo vaccinale per tutto il personale RSA, modificando il primo comma dell’art. 4 bis, sempre del tristemente famoso D.L. 44/2021, appare del tutto palese la portata abrogativa del medesimo anche nei confronti della norma citata sul greenpass rafforzato, (art. 1 bis, comma 1 ter del D.L. 44/2021), imposto ai visitatori delle RSA.

Infatti, che senso ha pretendere il certificato verde rafforzato quando, ora, giustamente, tutto il personale sanitario, e non, può lavorare senza alcun obbligo vaccinale?

L’efficacia abrogativa, dell’art. 7 rispetto all’art. 1 bis, comma 1 ter citati, è sorretta anche dall‘art. 15 delle preleggi al codice civile, il quale recita: “Le leggi… sono abrogate…per incompatibilità tra le nuove disposizioni e le precedenti”.

Inoltre, la norma che impone il green pass rafforzato per l’accesso alle RSA o strutture di degenza ospedaliera, non è ragionevole da un punto di vista costituzionale proprio nella misura in cui non permette l’accesso con il tampone negativo nelle 48 ore, discriminando senza alcuna giustificazione questi cittadini ed i loro famigliari ricoverati, rispetto ai vaccinati o guariti.

Sotto tale ultimo basilare profilo appare infatti palese la violazione del principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, di cui all’art. 3 della Costituzione.

Il Sindacato d’Azione nei prossimi giorni si farà portavoce presso il Ministero della Salute e presso il Governo di una specifica istanza tesa a ribadire con fermezza quanto sopra rappresentato.

Infine, un’ultima cosa che desideriamo rammentare, e che riteniamo di fondamentale importanza, in un contesto di vivere sociale coeso e solidale, è il manifestare un particolare ringraziamento a tutti i responsabili ed operatori di strutture di degenza che in questi mesi, interpretando correttamente il proprio ruolo e lo spirito della norma, hanno permesso la visita dei parenti ai propri famigliari ricoverati.

Il loro operato sia da esempio per tutti coloro che, “invece di rispettare il cuore della legge si sono prostrati alle minuzie del diritto”, anteponendo la fredda applicazione di una norma, ingiusta ed illegittima, rispetto alla salvaguardia della dignità della persona umana.

Richiesta di spiegazioni al Ministro Schillaci

Il Sindacato d’Azione scrive al Governo ed al Ministro Schillaci chiedendo chiarimenti in merito alle dichiarazioni apparse sulla stampa

Il Sindacato d’Azione, dopo aver appreso dagli organi di stampa le dichiarazioni rilasciate dal Ministro Orazio Schillaci, aventi ad oggetto il rientro al lavoro dei sanitari, così come disposto dall’art. 7 del D.L. 162/2022, si dice alquanto stupito e preoccupato. Le motivazioni di tali preoccupazioni e dell’altrettanto sconcerto sono enunciate nella lettera allegata.

L’auspicio è quello di un pronto chiarimento da parte del Ministro e del Governo, affinché venga posta al centro dell’azione dell’esecutivo la certezza del diritto, nel pieno rispetto delle fonti e dei principi costituzionali, sin troppo lesi, in modo del tutto ingiustificato, all’evidenza dei fatti, negli ultimi due anni e mezzo.