Dai tempi remoti e abissali del Libro dei salmi, il Leviatano improvvisamente riemerge, nell’Apocalisse di San Giovanni, per celebrare la sua natura di mostro acquatico.
Gli viene associata, da quell’Antico testo, un’altra creatura mostruosa, che ne rappresenta l’antinomico corrispettivo terrestre: e questi è Behemoth.
Con la potenza mitopoietica che le è propria, la Bibbia disvela, quasi scalpellandole dal doccione di una cattedrale gotica, queste due rappresentazioni della potenza, che permeano di sè l’elemento liquido del mare e, rispettivamente, della Terra.
Lo spunto che induce Hobbes a identificare l’antico mostro acquatico con lo Stato riveste, prevalentemente, un valore sintomatico, quello di “presentirne” il carattere di moderno padrone della Legge, ossia, nel quadro nichilista che connota la modernità, il carattere di potenza che svuota la Legge.
L’intuizione del filosofo rinvia al processo in atto, in tutto l’Occidente, di graduale sostituzione della “legge” con le c.d. “regole”. Espressiva silloge del tralignare dell’esigenza di “giustizia” nella pratica del controllo della società civile.
Il concetto diverrà evidente alcuni secoli più tardi, e precisamente quando un grande giurista[1], disvelerà, nella “giustizia” costruita sulle “regole”, una semplice “modalità di funzionamento della burocrazia”, denunziando, in corrispondenza al legame tra “nomos” e “terra”, il carattere eversivo e anomico del potere fondato sull’elemento liquido.
Così come la Terra si offre all’atto di appropriazione dell’uomo, che è al contempo, atto fondativo e “conferimento /riconoscimento” della “misura” che le è propria, il mare si sottrae, nella sua uniformità incommensurabile e atopica (senza luogo), all’uno e all’altro intento.
Non a caso il mondo greco onora la forma, mentre fugge l’informe e l’indefinito. La stessa hybris, categoria assiologico-estetica e non di carattere morale, esprime il medesimo orrore per ciò che viola forma e misura.
Da grande altezza è ancora possibile intuire le linee della centuriazione tracciata dagli agrimensori sui terreni dei quali Roma s’insignoriva, conferendo loro una “misura”.
Già le imbarcazioni solcano l’elemento liquido del mare, non luogo che disconosce la Legge; dove chi si presenta all’orizzonte é, alternativamente, nemico o preda; dove l’approdo è improvvisato mercato con le armi in pugno. O rapina.
Il commercio attraverso i mari non è, tuttavia, se non il precursore del Leviatano; palestra ad una prassi di vita ispirata alla mercatura e all’auri sacra fames; proiezione dello spirito che prelude al suo avvento.
Per la sua apparizione è stato necessario attendere il trascorrere di molte lune. E’ stato necessario attendere che la bramosia dell’isola del tesoro si trasferisse dagli individui alla nazione intera. … E’ stato necessario attendere che il Potere, liquidati tutti i valori riconoscesse, nella volontà di volontà, il suo unico fine.
Questa attesa è giunta a compimento. Il secolo ha conosciuto un potere mercuriale e dissolvente, negatore del “nomos”, epifania di una Potenza globale sotto il segno del dominio sull’elemento liquido, quale strumento del potere sul Mondo.
E finalmente Moby Dike, versione aggiornata dell’antico Leviatano, è emersa, in tutta la sua immane e inquietante potenza, dai flutti!
Dalla signoria sull’elemento liquido che avvolge le terre emerse essa ha tratto, a lungo, la forza tirannica e iniqua di chi disprezza, insieme ad ogni assiologia, il diritto delle genti. Perché esso non tollera limiti al suo potere.
Ma anche al Leviatano, il tempo è misurato.
E questo tempo volge al termine.
Nel silenzio avvolto da benigna oscurità di ogni gestazione, la Terra ha generato i figli destinati a riscattare l’eclisse del suo Potere.
Così la potenza dell’elemento liquido si è infranta contro l’immensa estensione di Gea, come il maroso s’infrange sullo scoglio.
Nel suo seno profondo e oscuro, Gea ha nascosto e protetto i suoi figli.
L’ora più buia, precede immediatamente l’alba.
Giugno 2026
Spectator
[1] Carl Schmitt “Il nomos della terra”





