Vi è una rivoluzione in corso, e si compie senza clamore. Non vi sono proclami, non vi sono editti, non vi sono dibattiti parlamentari degni di tal nome. Vi è soltanto un lento, inesorabile spostamento delle soglie del possibile: ciò che ieri era una facoltà, oggi è un obbligo; ciò che ieri era un’opzione tecnologica, oggi è il prerequisito stesso dell’esistenza civile. SPID, PEC, identità digitale, PagoPA, applicazioni ministeriali, autenticazioni a doppio fattore: il cittadino è progressivamente espropriato della propria libertà di esistere senza intermediazione tecnologica.
Questa è la metafora della rana bollita, applicata al diritto. L’acqua si riscalda di un grado alla volta, e quando ci si accorge della temperatura è ormai troppo tardi per saltare fuori dal recipiente.
L’analisi: dal diritto alla facoltà, dalla facoltà all’obbligo
Il principio costituzionale fondamentale è chiaro: nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge (art. 23 Cost.), e ogni cittadino ha diritto di rivolgersi alla pubblica amministrazione e ai soggetti privati che erogano servizi essenziali in condizioni di parità (artt. 3 e 97 Cost.). Eppure, oggi, l’accesso a una prestazione sanitaria, a una pratica pensionistica, a un rimborso fiscale, sovente passa esclusivamente per piattaforme digitali che presuppongono possesso di smartphone, credenziali, connessione, alfabetizzazione informatica.
Il Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005) all’articolo 3 sancisce il diritto all’uso delle tecnologie, non l’obbligo. L’articolo 64 prevede modalità di identificazione digitale, ma non esclude le forme tradizionali. Il Regolamento UE 2016/679 (GDPR) tutela il diritto a non essere sottoposti a decisioni basate unicamente su trattamenti automatizzati (art. 22). La Legge 241/1990 sul procedimento amministrativo garantisce in capo al cittadino il diritto di presentare istanze, memorie, documenti, senza imporre una forma esclusivamente telematica.
Vi è poi un fronte ulteriore, ancor più insidioso: quello dei rapporti privati. Banche che chiudono sportelli, assicurazioni che operano solo online, fornitori di energia che impongono bollette digitali, istituti di credito che subordinano l’erogazione di finanziamenti a profilazioni algoritmiche. In questo scenario, basterà un click — o il malfunzionamento di un click — per vedersi revocare un fido, negare una polizza, sospendere un servizio. La persona è ridotta a un punteggio, a un profilo, a un’identità digitale che, se compromessa o cancellata, comporta la morte civile del soggetto.
Cosa può fare il cittadino
- Esigere il canale analogico. Presentare alle pubbliche amministrazioni istanza scritta di accesso analogico, richiamando l’art. 3-bis del CAD e l’art. 38 del DPR 445/2000, che consentono la presentazione di domande mediante posta ordinaria o consegna a mano, con copia del documento d’identità.
- Conservare prove documentali. Inviare le comunicazioni importanti mediante raccomandata A/R, conservandone ricevuta. La PEC è uno strumento, non l’unico strumento legalmente riconosciuto.
- Diffidare formalmente. Quando un ente pubblico o privato rifiuti l’interlocuzione cartacea, inviare diffida scritta richiamando gli artt. 3, 97 Cost., il GDPR e il principio di non discriminazione tecnologica.
- Segnalare al Garante. Le profilazioni automatizzate e i dinieghi di servizio fondati esclusivamente su algoritmi possono essere segnalati al Garante per la protezione dei dati personali (www.garanteprivacy.it), invocando l’art. 22 GDPR.
- Pretendere lo sportello fisico. Per banche, assicurazioni e utilities, esigere contrattualmente la possibilità di operare allo sportello e di ricevere comunicazioni cartacee. Il D.Lgs. 206/2005 (Codice del Consumo) tutela il contraente debole.
- Costruire reti di mutua assistenza. Affiancare gli anziani, i fragili, gli esclusi digitali: la solidarietà è essa stessa una forma di resistenza civile.
Considenzioni conclusive
Il diritto a una vita analogica non è nostalgia, non è rifiuto del progresso: è la difesa estrema della libertà personale di fronte a un’architettura di potere che si fa invisibile proprio perché si fa totale. Una società che condanna chi non possiede uno smartphone all’inesistenza giuridica non è una società progredita: è una società che ha smarrito il senso stesso della persona. Il Sindacato d’Azione rivendica con fermezza il principio: la tecnologia serve l’uomo, non viceversa.
Fac-simile per il cittadino (Word)
Modello pratico (istanza, reclamo, diffida, esposto, PEC…) che il cittadino può scaricare, compilare e usare per agire sul tema
— Sindacato d’Azione
Fonti:
- Sindacato d’Azione





