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Eccesso di mortalità: emerge dai dati forniti dall’Agenzia delle Entrate al Sindacato d’Azione

Con la partecipazione di Comitato Difesa Minori e IppocrateOrg


Commento ed analisi: Ing. Giovanni Trambusti ed Ing. Stefano Albertini

Prima parte

Un’analisi dell’eccesso su base regionale

Mentre l’opinione comune è che “il peggio sia passato”, in alcune zone d’Italia e soprattutto in alcune classi di età si muore ora più che nel 2020. Questi dati, che per molti suonano incredibili, sono il frutto dell’analisi dei dati ISTAT recentemente resi disponibili in seguito a una richiesta di accesso agli atti pubblici del Sindacato d’Azione in collaborazione con Comitato Difesa Minori ed IppocrateOrg, presentata all’Agenzia delle Entrate.

Durante gli ultimi anni sono stati diffusi in modo martellante dati sulla mortalità di ogni genere, comunicati spesso in modo molto emozionale e poco scientifico: si è trattato di una vera e propria “infodemia”, un eccesso di informazioni disorganizzate che non ottengono lo scopo primario dei media: informare correttamente e in modo completo, per far sì che la gente sia in grado di pensare con la propria testa. Il dato secco “oggi sono morte tot persone”, al più confrontato con il giorno precedente, non costituisce una statistica e può servire unicamente a ingenerare preoccupazione.

Molto raramente si sono visti in TV o sui giornali analisi statistiche ben fatte, corredate di grafici che mettano in comparazione i dati sulla mortalità corrente con quella degli anni pre-pandemici. Un’analisi approfondita dei dati ISTAT dal 2011 in poi consente di comprendere cosa sta realmente succedendo dal 2020 in poi.

Quando si verifica un evento disastroso, come un terremoto, una guerra, una carestia, un’alluvione, si assiste a un fenomeno che viene denominato “eccesso di mortalità”. È possibile quantificarlo semplicemente calcolando quante persone stanno morendo in più (ovvero in eccesso) rispetto alla media degli anni precedenti. ISTAT e molti altri enti internazionali, prendono usualmente come riferimento il quinquennio pre-pandemico 2015-2019.

Negli ultimi 3 anni e mezzo si è verificato in tutto il mondo un considerevole eccesso di mortalità, che in modo del tutto superficiale è attribuibile interamente alla pandemia COVID-19. Altri fattori sono entrati in gioco durante gli anni recenti: le misure restrittive durante i “lockdowns”, che hanno sicuramente causato molti decessi per le cure mancate a patologie non COVID, e la campagna di vaccinazione planetaria, che ha indubbiamente causato effetti avversi e decessi non facilmente quantificabili.

Un ulteriore fenomeno da comprendere è il cosiddetto effetto “harvesting”, che si traduce in italiano come “mietitura”. Quando durante un determinato periodo si assiste ad un “eccesso di mortalità”, ci si aspetta che nel periodo immediatamente successivo si verifichi un “difetto di mortalità”. Durante il 2020 e l’inizio del 2021 sono morte di COVID soprattutto persone anziane e fragili, si tratta quindi di “morti anticipate”. Se queste persone muoiono in gran numero, ci si aspetta che nel periodo immediatamente successivo ci siano meno persone destinate a morire, determinando così una mortalità inferiore alla media degli anni precedenti.

Analizziamo i dati ISTAT per vedere se l’effetto “harvesting” si è verificato in Italia.

Ecco un grafico, ottenuto dai dati ISTAT, che mostra l’eccesso di mortalità in Italia dal 2011 al 2022. Si nota che il picco dell’eccesso si sia verificato nel 2020, ma sorprendentemente nel 2021 e nel 2022 la mortalità risulta ancora in eccesso, nessun effetto harvesting quindi. Addirittura, si nota che nel 2022 l’eccesso è stato superiore al 2021! Sorprendente.

Approfondiamo l’analisi affiancando all’eccesso di mortalità i morti etichettati come COVID (sappiamo che si tratta di numeri “gonfiati”, ma qui prendiamoli per buoni): l’eccesso è rappresentato in celeste, i morti COVID in arancio.

Salta subito agli occhi che la mortalità COVID non spiega l’intero eccesso di mortalità nel 2020. L’eccesso di mortalità è di circa 100.000 persone, di cui solo circa 70.000 sono morti COVID. Le altre circa 30.000 in eccesso sono morte di altre cause. Questo fenomeno fu subito notato da ISTAT, che attribuì l’eccesso “non-COVID” alla crisi del sistema ospedaliero: malati di altre patologie non curati perché rimandati indietro dagli ospedali, oppure malati che non si sono recati in ospedale per la paura di contagiarsi. La Società Italiana di Cardiologia ha rivelato che, durante i mesi di marzo-aprile 2020, il primo lockdown, la mortalità per infarto sia triplicata: in tutta Italia, anche dove non si moriva di COVID come al centro e al sud, moltissimi infartuati hanno preferito rimanere a casa con i sintomi dell’infarto piuttosto che recarsi in ospedale, oppure vi si sono recati tardivamente ormai aggravati.

Questo è stato un fenomeno gravissimo, e tutti questi decessi possono essere definiti solo come “morti di lockdown”. Se poi prendiamo per buona l’analisi a posteriori dell’Università di Pavia, che attribuisce al COVID solo il 43% dell’eccesso di mortalità, il bilancio del 2020 è costituito da circa 43.000 morti COVID e da 57.000 morti in eccesso non-COVID. In altre parole, il lockdown ha ucciso più del COVID.

Ma veniamo ora al 2021 e al 2022, come già accennato ci si sarebbe aspettati un “difetto di mortalità”, ovvero una barra al di sotto dello zero che rappresenta la media dei 5 anni precedenti. Invece l’eccesso persiste e addirittura aumenta nel 2022, nonostante sia evidente come la mortalità COVID sia via via diminuita.

La domanda fondamentale è: dato che gli ospedali hanno ricominciato a funzionare regolarmente nel 2021 e nel 2022, come mai sono morte così tante persone in più rispetto alla media degli anni precedenti se non sono morte di COVID? Di cosa sono morte?

Dettagliamo l’analisi a livello regionale. In alcune regioni del centro e del sud questo fenomeno è stato evidentissimo: in Toscana, Lazio, Abruzzo, Campania, Sardegna, Sicilia e altre regioni l’eccesso di mortalità del 2021 e del 2022 è stato addirittura superiore al 2020, anno pandemico per eccellenza! Mentre tutti nel 2020 erano terrorizzati di uscire di casa, o si aggiravano per i marciapiedi con le mascherine scansando il fiato degli altri pedoni, la mortalità non era poi così alta. Nel 2022, con la tranquillità che il peggio è alle spalle e che tutto è tornato “normale”, tutti girano a volto scoperto senza essere consapevoli che sta morendo in realtà più gente che nel 2020. Un paradosso generato da una carenza di informazione e da un’assenza totale di analisi del fenomeno da parte istituzionale e mediatica.

Ecco alcune regioni come esempio, Toscana, Lazio e Sardegna, il 2020 è rappresentato più scuro per evidenziarlo.

Nelle regioni del nord, invece, il 2020 è stato l’anno caratterizzato dal maggior eccesso di mortalità. Ma anche per queste regioni nessun effetto “harvesting”: l’eccesso persiste nel 2021 e nel 2022, e dato che non può essere interamente attribuito al COVID, va spiegato in qualche altro modo.

Ecco come esempio le regioni Lombardia, Emilia-Romagna e Liguria. In Liguria è interessante vedere come l’eccesso, ridottosi nel 2021, sia tornato a crescere nel 2022.

Ecco una mappa delle regioni italiane, con in rosso quelle dove l’eccesso di mortalità è stato maggiore nel 2020, in blu e in verde quelle dove l’eccesso è stato maggiore rispettivamente nel 2021 e nel 2022. Appare evidente che, nella maggior parte delle regioni italiane, in particolare al centro e al sud, l’anno orribile non è stato il 2020.

Il sospetto che la campagna vaccinale, avviatasi negli ultimi giorni del 2020, abbia qualcosa a che vedere con questo fenomeno è legittimo e forte.

A questo punto è necessario approfondire ulteriormente con dei grafici che rappresentano l’andamento dell’eccesso di mortalità giornaliero, per regione, sesso e classi di età. Dal punto di vista epidemiologico è legittimo pensare che il sesso e l’età abbiano giocato un ruolo fondamentale.

Seconda parte

Gli eccessi di mortalità in grafico

Andando a vedere più da vicino gli andamenti temporali dell’eccesso di mortalità a livello nazionale e in alcune regioni, risaltano in maniera più che evidente le differenti dinamiche della mortalità nel Paese nel corso di quasi quattro anni, a partire dall’inizio del 2020 che coincide con l’inizio della pandemia.  Queste dinamiche giornaliere si traducono quindi nei dati aggregati che hanno caratterizzato le regioni con diverso colore nell’immagine precedente.

I grafici mostrati nel seguito costituiscono una piccola parte di uno studio in via di completamento, che raccoglie grafici analoghi per 12 classi d’età e per ambo i generi, relativi all’Italia e a tutte le regioni del Paese.

Andamento generale

Partiamo dall’Italia nel suo insieme: dato il peso numerico delle regioni del nord, il Paese nel suo complesso ne segue il comportamento e quindi si caratterizza come una delle regioni “rosse”.  In tali regioni, il primo picco legato allo scoppio della pandemia miete tantissime vittime, il che porta il 2020 ad essere l’anno solare con il numero maggiore mortalità. Tale fenomeno è particolarmente esasperato in Lombardia, ma accomuna tutte le regioni del Nord (ad eccezione del Friuli).

Le Regioni del Centro e Sud, invece, passano pressoché indenni il primo picco pandemico di fine inverno – inizio primavera e accusano il primo incremento di mortalità verso la fine del 2020, più o meno nel periodo delle normali influenze. Per questo motivo, unitamente al fatto che in molte delle Regioni la mortalità ha poi continuato a crescere dopo il picco invernale, il 2021 in certi casi (“blu) e il 2022 in altri (“verdi”) fanno registrare eccessi maggiori rispetto al 2020, comunemente considerato l’anno pandemico.

Un aspetto che hanno in comune tutte le regioni, a parte il Lazio che ha risentito in modo minore della pandemia è che l’effetto harvesting, che normalmente ci si attende alla fine del picco pandemico, inizia di fatto al termine del periodo delle somministrazioni vaccinali.

Vediamo quanto sopra in qualche grafico.  Dato che in numeri assoluti l’andamento della mortalità è dettato dalle classi anziane, si prende a riferimento l’andamento della classe 80-89 anni ambo i generi.

I grafici

I grafici presentati sono di due tipi: cumulativo e settimanale. Nei primi i valori di eccesso di mortalità giornaliero sono sommati algebricamente per ottenere un andamento complessivo.  Nei secondi, vengono mostrati gli andamenti medi settimanali.

Si veda in appendice una descrizione dettagliata delle fonti e la definizione delle grandezze rappresentate.  

Si precisa che i dati sono ponderati in funzione della popolazione residente, pertanto l’invecchiamento della popolazione risulta compensato. In tutti i grafici sono sovrapposti gli andamenti delle somministrazioni vaccinali, espressi in tasso per 100.000 abitanti.

I dati sono espressi in termini di eccesso di mortalità percentuale; pertanto, sono direttamente confrontabili tra le varie aree geografiche essendo numeri svincolati dal numero di residenti in ciascuna area.

Nella prima figura vediamo l’andamento dell’eccesso di mortalità 80-89 anni M+F dell’Italia intera.

Fig. 1A Grafico cumulativo – Eccesso di mortalità classe 80-89 anni in Italia.

Si può notare il doppio picco di mortalità nel 2020 che comporta il “record” di tale anno, seguito da un picco di entità minore nella primavera 2021 e il sostanziale azzeramento dell’eccesso di mortalità (linea piatta) fino alle impennate in corrispondenza della somministrazione delle quarte dosi. Quando l’andamento delle somministrazioni si appiattisce (e quindi le somministrazioni terminano), inizia finalmente la discesa della mortalità.

Fig. 1B Grafico settimanale – Eccesso di mortalità classe 80-89 anni in Italia.

Si riconoscono molto bene i primi due picchi ma si distinguono nettamente anche i due picchi isolati in corrispondenza delle ultime somministrazioni, seguiti da una fase di eccessi negativi (che equivalgono alla discesa nel grafico cumulativo).

Vediamo ora il caso della Lombardia, che ha pagato il maggior numero di vittime nel 2020.

Fig. 2A Grafico cumulativo – Eccesso di mortalità classe 80-89 anni in Lombardia.

Come si può vedere rispetto al caso dell’Italia, il picco di eccesso di mortalità nella prima fase pandemica è enorme, e comporta un notevole numero di decessi che ha un peso decisivo anche sull’andamento nazionale. Si notano anche qua il “gradino” e la “gobba” (anche se meno pronunciati rispetto al caso nazionale) a metà 2022 e la netta discesa a somministrazioni esaurite.

Fig. 2B Grafico settimanale – Eccesso di mortalità classe 80-89 anni in Lombardia.

Come si vede, il primo picco si “mangia” tutti gli altri ma si possono comunque apprezzare le altre fasi di eccesso di mortalità fino a fine 2022.

Un’altra Regione del Nord: l’Emilia-Romagna.

Fig. 3A Grafico cumulativo – Eccesso di mortalità classe 80-89 anni in Emilia-Romagna.

L’Emilia-Romagna non fa eccezione e la curva dell’eccesso di mortalità segue il tipico andamento delle regioni del Nord Italia, con un gran numero di decessi superiori all’attesa già nella prima parte del 2020.

Fig. 3B Grafico settimanale – Eccesso di mortalità classe 80-89 anni in Emilia-Romagna.

Il grafico settimanale permette di vedere un andamento molto simile a quello delle altre regioni del Nord.

Da questa prospettiva rispetto al grafico cumulativo si apprezza meglio l’ampiezza del “colpo di coda” della mortalità prima della discesa finale.

Basta passare l’Appennino e si trova uno scenario diverso, entrando nelle Regioni “verdi” qui rappresentate dalla Toscana.

Fig. 4A Grafico cumulativo – Eccesso di mortalità classe 80-89 anni in Toscana.

Che la Toscana faccia parte delle regioni “verdi” lo si vede già dall’andamento nel primo periodo, nettamente diverso: l’eccesso cumulativo di mortalità da inizio anno, terminato il “picco pandemico”, è addirittura negativo salvo poi risalire nella parte finale dell’anno.  Per il resto l’eccesso si mantiene mediamente nullo fino al ricorrente “doppio salto” di luglio-agosto del 2022 e a fine 2022, che qui si presenta in maniera decisamente pronunciata.

Fig. 4B Grafico settimanale – Eccesso di mortalità classe 80-89 anni in Toscana.

Anche dal grafico settimanale si evince chiaramente la forte differenza rispetto alle Regioni del Nord e all’Italia.  La distribuzione dell’eccesso di mortalità è molto più regolare e non concentrata all’inizio del periodo come nei casi visti finora.  Inoltre, il picco dell’estate 2022 raggiunge valori maggiori di quelli registrati durante il cosiddetto picco pandemico (primavera 2020).

Scendendo più a Sud, si possono esplorare le regioni “blu” di cui si porta ad esempio la Campania.

Fig. 5A Grafico cumulativo – Eccesso di mortalità classe 80-89 anni in Campania.

L’andamento dell’eccesso di mortalità in Campania (Regione “blu”) è simile a quello della Toscana, ma qui anche il picco di fine 2020 è molto modesto, tanto che l’eccesso di mortalità nell’anno solare è addirittura negativo.  Per inciso, per altre classi d’età di questa Regione l’eccesso nel 2020 va in campo positivo, ma in ogni caso resta di valore molto modesto.

Fig. 5B Grafico settimanale – Eccesso di mortalità classe 80-89 anni in Campania.

Il grafico settimanale presenta gli eccessi percentuali prevalentemente positivi per tutto il periodo della somministrazione vaccinale, ai quali corrisponde l’andamento in crescita pressoché costante nel grafico cumulativo.

Qualche ulteriore considerazione

Questa rapida carrellata permette di intuire le variabilità delle dinamiche sul territorio alla base delle palesi differenze nei macro-dati, ma introduce grandi interrogativi: quanto ha inciso la mala gestione al nord sui catastrofici esiti del periodo pandemico? E ancora: se nelle Regioni del Centro-Sud non è stata la fase acuta della pandemia a causare l’indiscutibile eccesso di mortalità, cos’è stato?

Tra le altre cose, sarebbe estremamente importante indagare sugli aumenti repentini di mortalità costantemente collegati al periodo di somministrazione delle quarte e quinte dosi (per le classi anziane) nel luglio – agosto 2022, frettolosamente attribuite a “ondate di calore”. Ciò si manifesta in tutte le Regioni ed anche in altri Paesi, come si riconosce dalla forma dei grafici cumulativi dell’eccesso di mortalità, disponibili ad esempio sul sito Our World in Data.

La mortalità nascosta

Finora si sono viste le dinamiche dei grandi numeri della mortalità, che sono molto visibili e ovviamente sono legati alla mortalità delle classi più anziane che sono la stragrande maggioranza nel conteggio assoluto.

Ma ci sono altri eccessi di mortalità, che esistono ma apparentemente sono invisibili, perlomeno ufficialmente: gli eccessi di mortalità giovanili.

Tali eccessi recentemente sono stati dichiarati inesistenti da prestigiosi organi di controllo come Istituto Superiore di Sanità e ISTAT, ma come si mostrerà nel seguito basta mettere insieme i dati (rigorosamente ufficiali) per farli emergere in maniera evidente e oltretutto con innegabile correlazione temporale alle somministrazioni vaccinali.   Anzi, nel 2023 inoltrato le uniche classi d’età che presentano un eccesso rispetto all’atteso sono proprio le classi giovanili: in particolare 5 – 19 anni, ma si può riscontrare in altre classi d’età sotto i 40 anni

I grafici seguenti, a iniziare dall’Italia, evidenziano quanto sopra a partire dalle età più tenere.

Si mostrano per scelta solo i grafici cumulativi per non appesantire troppo il testo, ma si tenga presente che per ogni grafico cumulativo mostrato è disponibile anche il grafico settimanale o mensile.

Naturalmente sono solo alcuni esempi. Di fatto, si è riscontrato che su tutto il territorio nazionale la mortalità nelle classi giovanili varia molto frequentemente in corrispondenza delle somministrazioni vaccinali, e mai in senso positivo.

Partiamo sempre dall’Italia, e dalle popolazioni giovanissime.

Fig. 6A Grafico cumulativo – Eccesso di mortalità classe 5-9 anni in Italia e somministrazioni totali.

Come si può vedere, alcuni mesi dopo le somministrazioni avviene un netto e continuo cambio di tendenza nell’eccesso di mortalità. Le somministrazioni rappresentate sopra sono quelle delle prime due dosi, nettamente prevalenti in numero.

Fig. 6B Grafico cumulativo – Eccesso di mortalità classe 5-9 anni in Italia e somministrazione terza dose.

Se si rimuovono le prime due somministrazioni e si amplificano quelle della terza dose si può vedere che la saturazione delle somministrazioni è avvenuta decisamente dopo. Come si legge dal grafico, dati sulla sinistra, il numero delle terze dosi è inferiore di quasi tre ordini di grandezza a quello delle prime due.

In alcune Regioni le impennate di mortalità giovanili sono molto più eclatanti che a livello nazionale, sempre per i bambini 5-9 anni ambo i sessi.

Meritano un discorso a parte la Puglia e l’Emilia-Romagna, che a partire dalla tarda estate 2022 hanno conosciuto un’impennata dei decessi destinata a durare per oltre un anno, e che ha portato a registrare in primavera – estate del 2023 (maggio-giugno in Emilia-Romagna e luglio-agosto in Puglia) quantità di decessi enormemente più elevate rispetto alla media del quinquennio precedente, e probabilmente in nessuna epoca precedente se non in occasione di catastrofi. In entrambi i casi si possono individuare periodi (tratti quasi verticali) in cui la frequenza dei decessi è stata abnorme.

Fig. 7A Grafico cumulativo – Eccesso di mortalità 5 -9 anni in Emilia-Romagna e Puglia vs. somministrazione dosi 1 e 2.

Se anche in questo caso si enfatizza l’andamento delle terze dosi, la correlazione temporale appare più stretta.

Fig. 7B Grafico cumulativo – Eccesso di mortalità 5-9 anni in Emilia-Romagna e Puglia e somministrazione terza dose.

Passando ai dati di assoluti di mortalità, per togliere ogni dubbio interpretativo, si mostra il confronto tra i dati mensili registrati nel 2023 per questa classe d’età e i corrispondenti valori medi del quinquennio pre-pandemico.

N.B. In questi grafici sono considerati i valori assoluti, per cui tenendo conto della continua diminuzione di residenti i decessi attesi dovrebbero essere ancora inferiori.

Sempre con riferimento ai bambini 5-9 anni, è evidente anche l’anomalia che sta avvenendo in Toscana, in particolare per i maschietti.

Fig. 8A Grafico cumulativo – Eccesso di mortalità 5-9 anni M in Toscana e somministrazione dosi 1 e 2.

Anche in questo caso, andando ad isolare l’andamento delle terze dosi si riscontra una correlazione temporale più netta.

Fig. 7B Grafico cumulativo- Eccesso di mortalità 5-9 anni M in Toscana e somministrazione terza dose.

Ma l’eccesso di mortalità interessa anche altre classi d’età.

A livello nazionale, il dato più vistoso (per chi vuole vedere, ovviamente) è sicuramente l’andamento della mortalità delle adolescenti. Si nota un netto aumento in corrispondenza delle somministrazioni delle prime tre dosi, mentre verso la fine del 2022 dopo una netta diminuzione si assiste ad un’impennata ancora più netta senza apparente correlazione.

Fig. 8A Grafico cumulativo – Eccesso di mortalità classe 10-19 anni in Italia e somministrazioni complessive.

La correlazione diventa però evidente se si rimuovono gli andamenti delle prime tre dosi e si amplifica quello delle quarte dosi (con valori di somministrazioni estremamente più bassi, tant’è vero che l’andamento complessivo ne è minimamente influenzato)

Fig. 8B Grafico cumulativo – Eccesso di mortalità classe 10-19 anni in Italia e somministrazioni quarte dosi.

Commento finale

Alla luce di questi grafici si può dire che, se per le Istituzioni Sanitarie sarà molto difficile escludere a priori una correlazione tra le somministrazioni vaccinali e l’eccesso di mortalità giovanile, è del tutto impossibile eludere la questione. Perlomeno se i fini perseguiti sono quelli dichiarati e comunemente accettati.

Stupisce anche che le amministrazioni locali delle regioni interessate non abbiano lanciato un allarme specie nei mesi che hanno visto moltiplicarsi i decessi dei più giovani.

Se poi si considera che i pediatri continuano ad incitare a vaccinare i bambini, i ragazzi e i giovani in generale, i quali non hanno minimamente risentito degli effetti della pandemia ma con ogni probabilità hanno risentito e stanno tuttora risentendo pesantemente degli effetti delle somministrazioni, sembra del tutto evidente che ci troviamo di fronte a profonda ignoranza o dolo: il terzo non è dato.

Gli operatori sanitari che a vario titolo continuano imperterriti la catena di montaggio delle vaccinazioni devono essere posti a conoscenza di questi dati, in tal modo si otterrà almeno un risultato: o si renderanno conto di cosa stanno facendo, oppure non potranno più fare finta di non sapere.

Ing. Giovanni Trambusti

Ing. Stefano Albertini

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