L’unione europea vara il DSA per rendere “genuina” l’informazione in rete.
DSA sta per Digital Service Act e costituisce un vero e proprio regolamento europeo, quindi applicabile direttamente nei singoli stati, nell’ambito dell’architettura antidemocratica, la cui evidenza, ormai, non viene più nascosta, anzi palesata in modo marcato, rendendola ben visibile alla debole opinione pubblica, ormai disposta ad ingoiare qualsiasi cosa, di buona lena, salvo, eventualmente sollevarsi con impavido orgoglio quando viene ceduto un qualche calciatore appartenente alla propria squadra del cuore.
Di che cosa si tratta
Ovviamente il legislatore europeo ha indorato la pillola infarcendo il regolamento di norme, sparse qua e la, tese a tutelare i fruitori del web, spaziando dalla prevenzione nei confronti della pubblicità sino ad una pseudo protezione della propria privacy, due temi questi sempre molto comodi, come la tutela dell’ambiente, l’identità di genere, ecc, del resto, da usare come cavalli di troia, per introdurre quella che è la vera norma target, come nel caso di specie, ovverosia:
LA CENSURA
Quali sono le piattaforme interessate
Dal 25 agosto 2023, le seguenti piattaforme:
- Alibaba,
- AliExpress,
- Amazon Store,
- Apple App Store,
- Booking.com,
- Facebook,
- Google Play,
- Google Maps,
- Google Shopping,
- Instagram,
- LinkedIn,
- Pinterest,
- Snapchat,
- TikTok,
- Twitter,
- Wikipedia,
- YouTube,
- Zalando,
- Bing,
- Google,
dovranno adottare tutta una serie di misure per prevenire, fra l’altro, anche le c.d. fake news, su temi delicati, fra cui la salute, ad esempio, pena la comminazione di pesanti sanzioni alle stesse piattaforme, le quali, c’è da credere, adotteranno ogni più certosina regola a loro protezione, al fine di bannare fatti ed opinioni, postati dagli utenti.
Sotto controllo tutti i comportamenti in rete
Dall’analisi delle piattaforme evidenziate ci si può avvedere come verranno monitorate ed indirizzate tutte le azioni degli utenti:
- il bisogno di esprimere opinioni (Facebook, Instagram, LinkedIn, Pinterest, TikTok, Snapchat, Twitter, YouTube)
- il bisogno di comprare (Alibaba AliExpress, Amazon Store, Apple App Store, Booking.com, Zalando, Google Play, Google Shopping)
- il bisogno di viaggiare e spostarsi (Google Maps)
- il bisogno di reperire informazioni (Bing, Google, Wikipedia)
E’ facile immaginare che i severi algoritmi, già oggi alacremente al lavoro per bannare contenuti non allineati al mainstream, saranno ancora più attenti nella ricerca delle notizie, o fatti, aprioristicamente ritenute false e tendenziose, non gradite al regime. Questi algoritmi selezioneranno accuratamente anche le informazioni da sottoporre agli utenti (cosa acquistare? Dove andare?) sulla base delle chiavi di ricerca e loro profilazione.
Spariranno tutte le informazioni non gradite, esse non esisteranno più e col tempo scompariranno dalla memoria collettiva la quale si abituerà sempre di più a muoversi all’interno del recinto voluto dal “buon pastore”.
Ciascuno di noi può scegliere
Ciascuno può spendere un po’ di tempo per capire quale relazione abbia con questi social e piattaforme e quali siano le proprie aspettative di veder realizzati, attraverso di esse, i propri desideri di una corretta e libera informazione, sia come fruitore che come produttore di informazioni, opinioni, che come operatore economico.
Le scelte degli utenti
Queste vere e proprie multinazionali, in un contesto di economia monetaria, come quello attuale, sono, per il momento, anch’esse schiavizzate dal denaro, e, se vogliono sussistere nel mercato, hanno ancora bisogno di noi consumatori.
Le nostre scelte possono ancora pesare
Serviamo ancora alla loro esistenza, per cui l’abbandono dei loro servizi, evidentemente, da parte dell’utente scontento, è la punizione del mercato, la cui mano invisibile può essere altrettanto severa come quella dell’occhio (ed orecchie) acuto degli ormai onnipresenti algoritmi.
Quali social e piattaforme vanno quindi bannati?
Ciascuno di noi, sempre scorrendo l’elenco sopra evidenziato, può facilmente avvedersi di quali di questi social e piattaforme possano ancora essere compatibili col proprio stile di vita ed esigenze esistenziali.
Lascia un commento